L’arcano dell’eccellenza

 

Cara prof. Lazzerini,

 

nel Suo ultimo intervento, "Tu vo’ fà l’americano, mericano….", Lei mostra di sorprendersi che Ernesto Galli della Loggia abbia scritto sul "Corriere della Sera" del 18 febbraio 2007 un articolo, per la verità miserando nella forma e nel contenuto (e da Lei giustamente dileggiato con fine analisi stilistica), che a ben guardare aveva una sola cosa da dire: com’è eccellente il SUM, pieno d’idee, d’iniziative multiculturali e internazionali… Un bel dépliant pubblicitario destinato agli sprovveduti che se li trincano tutti, i beveroni del SUM; noi invece, come Lei ben sa, facciamo parte del club degli Apoti [quelli che non la bevono] di prezzoliniana memoria, e di fronte a quegli intrugli ci dichiariamo rigorosamente astemi.

 

Tornando a bomba, esimia prof. Lazzerini, e al pezzo del "Corriere", sono io che mi sorprendo: qualche volta anche il buon Omero sonnecchia, e Lei non si è accorta che sul sito di Sumitalia figura, nel gruppo dei "docenti impegnati a tempo parziale", un nuovo nome: per l’appunto quello di Ernesto Galli della Loggia. Si capisce dunque perché un volgare zirconio potesse essere esaltato, in quel pezzo, come punta di diamante del panorama culturale italiano. Conosciamo bene l’eccellenza fai-da-te di chi se la canta e se la suona senza risparmio di decibel.

 

Come Lei sa, oltre ai 7 docenti di ruolo che dal 1° novembre 2006 hanno preso servizio al SUM dopo aver lasciato i rispettivi atenei di origine (Cardini, Citroni, Esposito, Giardina, Morlino, Schiavone, Varvaro, cui si aggiungerà dal 1° novembre 2007 Guido Martinotti), esistono nel suddetto centro d’eccellenza due categorie di "comandati", quelli a tempo pieno e quelli a tempo parziale.

Dei 7 docenti a tempo pieno dell’anno accademico 2005-2006, uno (Paolo Prodi) è andato in pensione, 5 (Cardini, Esposito, Giardina, Schiavone e Varvaro) fanno ora parte dell’organico del SUM. L’unica rimasta è Maria Patrizia Violi (Università di Bologna), docente di Filosofia e Teoria dei linguaggi, ora affiancata, nello stesso settore, da Omar Calabrese dell’Università di Siena.

Dei 5 docenti a tempo parziale dell’anno accademico precedente, uno (Luigi Capogrossi Colognesi) è andato in pensione, due (Citroni e Morlino) sono stati cooptati nell’organico, uno - Dario Mantovani dell’Università di Pavia - è sparito (non si conoscono i motivi della defezione). L’unico superstite del gruppetto è Maurizio Bettini, ma ci sono 3 new entries: Francesco Amarelli, Piero Craveri e - last but not least - l’araldo, lo sbandieratore, il neocorifeo mediatico del SUM, Ernesto Galli della Loggia.

 

Come questo plotone di docenti in organico o "comandati" assolva ai compiti di docenza (le famose 350 ore prescritte dalla legge ai professori a tempo pieno), rimane un mistero. E anche i comandi sono un enigma: nella sua postilla a "Il gatto e la volpe" è opportunamente citata la legge 18 marzo 1958, n. 311, art. 11, comma 1°, che vieta, salvo casi eccezionali - ma in che cosa consisterebbe l’eccezionalità del SUM? -, il comando di professori universitari da una ad altra istituzione universitaria. Quanti seminari, lezioni, incontri coi borsisti terranno i nostri eccellenti per mettere insieme il loro monte-ore? E chi mai ci sarà ad ascoltarli, visti gli eterogenei curricula e l’esiguo numero dei dottorandi? Forse loro stessi sono, di volta in volta, conferenzieri e uditori, docenti e discenti, dandosi reciprocamente lezioni di strategia politica, economica, occupazionale, internazionale… Quanto alla vera e propria attività didattica, pare che al SUM se ne svolga poca o punta. Ma questo il lettore inesperto di questioni universitarie non lo sa: abbagliato dagli articoli sull’eccellenza (astutamente commissionati a giornalisti amici o, meglio ancora, scritti in casa e pubblicati sui quotidiani più autorevoli), lo sprovveduto pensa davvero che Palazzo Strozzi sia la fucina del Pensiero Europeo, la Grande Fabbrica della Cultura e non un’accolta di accademici furbi, opportunisti e ben ammanicati col potere.

 

Certo, sarebbe bello se qualcuno di loro facesse outing e confessasse: "Aaaah! Finalmente un po’ di pace, basta con l’insegnamento, con quegli insopportabili consigli di facoltà, di corso di laurea, di dipartimento, basta con quelle stolide riunioni convocate per decidere sulla riforma quando ancora non sono stati pubblicati i decreti. Dell’eccellenza non m’importa un fico secco, ma ora posso dedicarmi ai miei amati studi, scrivere sui giornali, invitare a spese dello stato i cari amici che non vedo da tempo. Dagli Stati Uniti, dalla Germania o da qualunque altro posto verranno a Firenze gratis, alloggeranno nei migliori alberghi, degusteranno le prelibatezze dell’Enoteca Pinchiorri e, tenuta la loro conferenzuccia, saranno poi liberi di visitare mostre e musei". Insomma, gli eccellenti del SUM sono i promotori delle bellezze italiche nel mondo; anzi, dovrebbero essere insigniti dal Ministero del Turismo di una medaglia al merito. Ma troppo spesso si dimentica che, come recita la presentazione che apre il sito www.sumitalia.it , "l'Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) è un'istituzione pubblica dedicata all'alta formazione e alla ricerca nei diversi ambiti delle scienze umane e sociali…".

 

Constatati i privilegi dei ‘summisti’, inevitabilmente sorge il sospetto che i docenti critici nei confronti della nuova istituzione siano solo pervasi da malcelata invidia. Diciamo la verità: sotto sotto, quasi tutti vorrebbero andare al SUM. E forse, cara prof. Lazzerini, il motivo vero per cui pochissimi dichiarano apertamente la loro ostilità al mostro eccellente è proprio questo: molti covano la segreta speranza di approdare - prima o poi, per quale strada non importa - a quel paese di Cuccagna.

 

Intanto devo registrare un altro fatto sorprendente. Sulla "Repubblica" di domenica 25 febbraio 2007 (cronaca di Firenze) è apparsa con grande rilievo la notizia riguardante l’adesione al SUM dell’Università La Sapienza di Roma. Fa riflettere il fatto che nessun giornale romano abbia dato altrettanto risalto all’evento. Come mai? Forse - tanto per cambiare - si tenta di rispondere colpo su colpo alle critiche passando a redazioni amiche soffietti che esaltino le magnifiche sorti e progressive del SUM? Di quel SUM che anche grazie al coraggioso sito Ateneopulito, egregia prof. Lazzerini, è notoriamente oggetto d’ilarità e di battute feroci negli ambienti universitari di mezzo mondo? Che, per dirla tutta, è ormai coperto più di ridicolo che di gloria accademica?

 

Ma non solo il buon Omero dormitat, anch’io sonnecchio. Ho più volte lamentato che lo staff amministrativo del SUM fosse lo stesso dell’ISU. Mi chiedevo come fosse possibile che le stesse persone avessero per il loro lavoro due diversi indirizzi e-mail, @unifi.it e @sumitalia.it, che di fatto rinviano a due istituzioni distinte. Per farla breve: da chi è pagato questo personale? Dal SUM o dall’Università di Firenze?

 

Ecco la spiegazione, annidata, more solito, negli anfratti delle norme statutarie (un altro esempio illuminante, già da me segnalato, è quello del rinnovo delle cariche senza termine: cfr., su questo sito, "Il gatto e la volpe").

Nell’adunanza del Consiglio di Amministrazione dell’Università degli Studi di Firenze del 25 ottobre 2002 veniva approvata la costituzione del Consorzio Interuniversitario "Istituto Italiano di Scienze Umane", ossia quello che una volta si chiamava ISI e che poi, dopo il decreto Moratti del 18 novembre 2005 (che lo costituisce come istituzione universitaria autonoma), ha preso il nome di SUM.

Ebbene, nella suddetta adunanza del 25 ottobre 2002, il Consiglio di Amministrazione non solo stanziava la quota consortile di € 10.000,00 (cifra palesemente simbolica), ma precisava che "il personale e le strutture saranno a carico dell’Istituto di Studi Umanistici". E questa non è davvero una partecipazione simbolica!

Il citato Istituto di Studi Umanistici altro non è che l’ISU, ovvero una Scuola di alta formazione dell’Università di Firenze, alias ‘centro d’eccellenza’.

 

Dunque, in base alla delibera del Consiglio di Amministrazione, sappiamo che il personale dell’ISU è lo stesso che lavora per l’ISI. Ma ecco che interviene la proprietà transitiva. Poiché l’ISI si è trasformato in SUM, ne consegue che il personale dell’ISU lavora ora per il SUM.

 

Pertanto le 12 unità di personale che a vario titolo lavorano presso l’ISU lavorano anche, com’è facile appurare, per il SUM. A suo tempo si disse che l’ISU aveva fondi diretti dal Ministero e ciò non costituiva un aggravio per l’Ateneo fiorentino. Oggi l’ISU fa parte del Polo di Scienze Sociali e, anche se dovesse ricevere una dotazione ad hoc, cioè dei fondi vincolati, resterebbe l’incredibile anomalia di un ateneo (quello fiorentino) che, col bilancio disastroso che si ritrova, si accolla per intero gli stipendi di persone che lavorano anche per un altro ateneo (il SUM); il quale a sua volta, incassati i regali dell’università di Firenze, si può permettere cospicui investimenti in quel di Napoli (vedi bando per gli arredi di Palazzo Cavalcanti). Roba da rimanere stecchiti. Tutto questo mentre il rettore Marinelli strepita per la mancanza di fondi, tuona contro il Ministero e sopprime per protesta l’inaugurazione dell’anno accademico (che non costa nulla), facendo piovere su Firenze e sulle sue istituzioni culturali altro ridicolo e crescente discredito.

 

A proposito: vorrei che tutti meditassero sulla tabella illustrata dal rettore di Padova lunedì 6 marzo nel corso dell’inaugurazione dell’anno accademico, alla presenza del ministro Mussi. Come ricorderà, gentile prof. Lazzerini, Lei stessa mi ha mostrato, qualche giorno fa, il grafico che riproduco qui sotto:

I numeri si commentano da soli: Firenze, tra le grandi università, è il fanalino di coda. Bel risultato! La gestione clientelare e demagogica del rettore Marinelli ha chiuso le porte dell’ateneo ai giovani (non a tutti, però: suo figlio, di riffe o di raffe, c’è entrato), ha fatto appassire le forze fresche della ricerca, ha costretto i nostri migliori talenti a cercar fortuna fuori dall’ambito universitario.

 

Concludo, cara prof. Lazzerini, con un’ultima informazione. In quella famosa seduta del Consiglio di Amministrazione del 25 ottobre 2002 era presente, tra gli altri, il prof. Mario Citroni, allora rappresentante dei professori di ruolo di prima fascia, il quale, com’è noto, non ha portato a termine il suo mandato, perché trasferito al SUM. Quell’improvvida delibera va dunque imputata al conflitto d’interessi del prof. Citroni? Sarebbe ingiusto e troppo semplicistico accollargliene l’intera responsabilità. In quel caso, come in altri, la colpa è anche di chi tace, di chi dà l’assenso perché ‘in fondo la questione riguarda tre sole facoltà’ (Giurisprudenza, Scienze Politiche e Lettere e Filosofia), perché ‘tanto non è il mio settore’, perché ‘uno di quelli era mio compagno di scuola’, perché ‘tra loro c’è un mio parente’, perché ‘chi me lo fa fare di mettermeli contro?’, perché, perché… è sempre meglio pensare ai fatti propri, evitare rischi e battaglie, tenersi alla larga dalle situazioni scomode.

 

Allora, è proprio tutto finito, non c’è più niente da fare, come diceva una canzone in voga negli anni ’60? Può darsi. Ma c’è una parte di me che si ribella, e che coltiva un’ostinata, seppur fievole, speranza: quella che non sia tutto tempo sprecato quello speso a raccontare queste storie.

 

09.03.2007

 

ireneo.galizia@libero.it