Un ateneo migliore (con un apostrofo in meno)

Per una strana coincidenza ieri, 16 giugno 2009, sono usciti due articoli di segno decisamente opposto: il primo è l’intervista rilasciata da Marinelli al Direttore del “Corriere fiorentino” (titolo a caratteri cubitali: “I miei nove anni? Promossi - Lascio un’Ateneo [sic!] migliore”), dove lo svarione è la ciliegina che ci voleva su una torta rancida, farcita di numerose e sgradevoli cadute di stile: si va dalle polemiche acide contro Giorgio Federici e Paolo Caretti al paternalismo più melenso nei confronti del rettore neoeletto, cui il predecessore, sentendosi una specie di padre nobile, dà del ‘ragazzo’ senza esitare a proporsi, dall’alto della sua autorevolezza (di bersaglio prediletto dai fustigatori della casta accademica) come esperto consigliere. Va bene che l’Italia è, ahinoi, il più gerontocratico dei paesi, ma trattare come un pupo bisognoso di tutela un professore di mezza età con figli maggiorenni ci pare quanto meno di cattivo gusto. Il secondo articolo è firmato da Marco Gemelli sul “Giornale della Toscana” (“Ateneo, ecco cosa resta dell’era Marinelli”), e vi si elencano i punti più dolenti del mandato Marinelli (lo sforamento del 90% del FFO, l’edilizia faraonica, il fallimento dei poli, i rapporti col SUM amorevolmente coltivati dall’augusto stratega e rivelatisi una iattura per le facoltà umanistiche). Insomma, una serie di successi (!) tale da giustificare ampiamente le tronfie dichiarazioni autocelebrative rilasciate alla stampa.

Marinelli non ha l’aria del cultore di Shakespeare (anche se, rivaleggiando in versatilità con Pico de Paperis, è persino riuscito a improvvisarsi - in un’esilarante sceneggiata allestita coi cumparielli napoletani Schiavone e Trombetti - esperto di filologia trobadorica), e non gli si può chiedere di accantonare le dispense di estimo rurale per far tesoro, ora che si appresta a uscire di scena, del celebre epilogo dell’Amleto: “The rest is silence”. Ma in effetti farebbe meglio a tacere. Ha dimenticato che la sua elezione era viziata ab origine e nacque da una macroscopica anomalia, ossia dalla ‘furbata’ con cui furono surrettiziamente inseriti nel corpo elettorale i ricercatori a tempo determinato, abusivamente equiparati al personale tecnico amministrativo di ruolo in servizio? Ha dimenticato la penosa questione del consorzio Elisa, sollevata da Ateneofuturo, che costrinse a modificare una decisione presa dal Consiglio di Amministrazione? E qui ci fermiamo per carità di patria, non certo per mancanza di argomenti.

Su un punto, la trasparenza, conviene però tornare. Nell’intervista al “Corriere fiorentino” il Rettore afferma che “le delibere [delle sedute degli organi accademici] vengono immediatamente pubblicate sul sito”. È vero; ma le delibere, come osserva giustamente Paolo Caretti nella sua odierna replica a Marinelli (“Corriere fiorentino” 17.06.09), sono cosa ben diversa dai verbali, e per amore di verità bisogna aggiungere che i verbali in alcuni casi sono stati approvati con grave ritardo. Scrive ancora Caretti:

esemplare in tal senso il verbale del Senato Accademico del 28 gennaio 2008 che è stato portato all’approvazione dello stesso Senato solo l’8 ottobre 2008, cioè 8 mesi dopo. Il motivo di ciò? All’ordine del giorno c’era l’approvazione degli ‘ordinamenti didattici dei corsi di studio ai sensi del DL 270/2004’, cioè la seconda riforma, e non tutto è andato in modo ‘liscio’. Ad esempio si legge: “il Nucleo [di Valutazione interna] si è impegnato ad inviare detta relazione entro il 26/1/2008. Si conferma che ad oggi non è pervenuta all’Ufficio nessuna documentazione al riguardo, che si presume sarà consegnata direttamente alla Segreteria degli Organi Accademici” (p.10). Ciò non significa forse che i senatori hanno approvato senza conoscere le osservazioni del Nucleo? E ancora: a proposito della laurea interfacoltà in Cultura e progettazione della moda, si legge l’intervento dello studente Epifani: “Il progetto appare molto confuso: non è prevista una sede, non si danno indicazioni su un eventuale numero programmato delle iscrizioni e non si dice se gli studenti saranno chiamati o meno a versare una quota aggiuntiva di tasse e contributi” (p. 25); eppure è stato approvato. Che dire delle parole profetiche (p. 33) “La riforma proposta ha le gambe corte, e un fiato veramente esiguo: può reggersi solo per il primo triennio di applicazione”? E si potrebbe continuare. Ma dopo 8 mesi la memoria si affievolisce, e tutto si dimentica.

Speriamo che questi siano gli ultimi fuochi - fuochi fatui - della vecchia e fallimentare gestione. Finalmente si volta pagina!

Firenze, 16 giugno 2009

                                           Ezzelino da Montepulico