BABELE

 

Sul “Giornale della Toscana” di oggi 4 giugno 2008 il dott. Francesco Lococciolo, Garante dei diritti dell’Università di Firenze, parla delle tante rimostranze che arrivano nel suo ufficio: al primo posto c’è ovviamente la protesta degli studenti per l’aumento delle tasse (cui si lega anche - nell’ambito di una gestione che sembra spesso considerare il rispetto della legalità un frivolo optional o una mania di ‘provocatori’ acrimoniosi - la spinosa questione dello sforamento del tetto del 20% previsto dal Fondo di finanziamento ordinario, definita dal Garante “di rilievo giudiziario”). Ma il disagio studentesco a Firenze non è solo finanziario. Lasciamo la parola al dott. Lococciolo, che evidentemente stenta a raccapezzarsi nella babele di corsi proliferati senza regole e senza criterio:

Mi arrivano richieste da parte di ragazzi che si sono visti tagliare il corso di laurea. Del resto, la riforma ha causato confusione: ci sono esami facoltativi che sono diventati corsi di laurea a sé, magari frequentati da appena tre persone. Corsi di laurea che a livello triennale riguardano Lettere poi sfociano in fotografia o abbigliamento, mentre altri partono da Psicologia e terminano come Scienze nutrizionali. Non è semplice orientarsi, ecco perché i nostri pareri vengono pubblicati sul bollettino dell’ateneo.

L’esposizione di Lococciolo è neutra, priva di punte polemiche, ma chiarissima. Tra le righe si legge una lunga storia di sprechi, di clientelismi e di follie. Quante risorse sono state dissipate per attivare insegnamenti inutili o addirittura grotteschi? Per chiamare amici/amiche e parenti assortiti su settori già coperti ad abundantiam? Intanto materie di tradizioni illustri si stanno tristemente estinguendo. I luminari se ne vanno e non vengono sostituiti: nel migliore dei casi arriva al loro posto un neoricercatore d’ingegno e di sapienza tutti da dimostrare, mentre i responsabili del disastro gridano ai quattro venti, con insopportabile ipocrisia, “Largo ai giovani”, pur sapendo benissimo che i giovani, per avere prospettive di carriera e soprattutto di crescita professionale, devono lavorare al fianco di maestri esperti e autorevoli. Nessuno nasce e vola, dice un saggio proverbio. Ci si domanda poi perché gli studenti di Padova, di Roma e di Bologna possano avere professori al vertice del cursus honorum accademico, di prestigio internazionale, mentre quelli di Firenze, che pagano peraltro tasse anche più salate, si debbano d’ora in poi accontentare - in materie di primaria importanza - di sconosciuti principianti o di anziani docenti rimasti ai gradini più bassi della carriera. Dopo la pantagruelica abbuffata di posti e corsi superflui, si taglia ora il necessario, mettendo discipline fondamentali nell’impossibilità di funzionare (riusciranno nei prossimi anni gli studenti di spagnolo a laurearsi nella lingua prescelta, se continua questo andazzo scandaloso?) e considerando del tutto irrilevante la questione della qualità. Basta la decantata “ampiezza dell’offerta formativa”, secondo i cinici promotori del nulla, a certificare l’eccellenza di certe facoltà fiorentine (vedi Lettere, in realtà tra le più sgangherate e inefficienti d’Italia): tanto poi, per la supereccellenza, c’è quell’altro bazar del sapere chiamato SUM (ma forse SUK sarebbe acronimo più appropriato). Lì sì che imperversa la babele! Curiosando tra i cartoncini-invito alle millanta ‘lezioni’ organizzate (senza un progetto culturale, senza un filo logico ma con generose elargizioni al conferenziere di turno) dalla premiata ditta Schiavone & C. a beneficio di uno sparuto pubblico per l’80% costituito da incartapecorite ex professoresse di liceo, un acuto studente ha esclamato: “Ma che è ’sto SUM, la succursale delle Giubbe Rosse?”. No, purtroppo non è la succursale dello storico caffè che si trova a una cinquantina di metri appena da Palazzo Strozzi. Semmai è “Porta a porta” il modello cui il nuovo e supervacaneo ateneino pare ispirarsi (palinsesto-tipo: lunedì il delitto di Cogne, martedì Bertinotti, mercoledì l’immigrazione, giovedì la cellulite. In studio o sull’altana: oggi un politico, domani uno scrittore, dopodomani un giornalista. In lista d’attesa un culturista e una pin-up farcita al silicone, già prenotata per il calendario in carta patinata delle ‘lezioni’ 2009). Tanto più che la trasmissione di Vespa e il circo BarSum prosperano entrambi, ahinoi, con fondi pubblici.