La bella addormentata nel bosco

 

 

  

Egregia Prof. Lazzerini,

 leggo su “La Repubblica” del 29 novembre 2007, a p. xi della sezione fiorentina, l’articolo Pensilina in vetro a piazza Ghiberti. Viene qui illustrato il progetto di un nuovo ingresso per la facoltà di Architettura, presentato dagli assessori Cristina Bevilacqua, Gianni Biagi e Silvano Gori insieme con gli architetti Guido Ferrara e Alberto Breschi, entrambi professori dell’ateneo fiorentino, che rappresentano il gruppo vincitore del concorso. L’architetto Breschi, tra l’altro, è anche il referente del gruppo che ha vinto il concorso per piazza Brunelleschi, un ‘concorso d’idee’ che è stato sbandierato come ottima e rapida soluzione per i problemi, tante volte denunciati su questo sito, della facoltà di Lettere e Filosofia.

 

Evidentemente c’è chi può e chi, invece, deve campare di stenti. No, non è certo invidia per Architettura: spero di non essere frainteso. Del resto, è comprensibile che i due architetti si adoperino in primo luogo per la loro facoltà. Però, forse, c’è un limite a tutto. Io proprio non riesco a capire - ma sicuramente sarà colpa mia - per qual motivo la facoltà di Lettere e Filosofia rimanga sempre indietro rispetto alle altre, cenerentola trasandata e sdrucita. Eppure, ascoltando i tanti appelli alle sinergie col territorio e all’internazionalizzazione, vien fatto di pensare che nessuna facoltà è più ‘organica’ di Lettere e Filosofia a questa Firenze che, pur decaduta, continua ad attrarre studiosi e studenti da tutto il mondo per ilsuo impareggiabile patrimonio artistico medievale e rinascimentale e anche per i tesori custoditi dalle sue storiche biblioteche.

 

Ma questo all’ateneo e al Comune, evidentemente, interessa poco. Altre sembrano le logiche che relegano all’ultimo posto la nostra sventurata facoltà. Così, anche la tanto strombazzata corrispondenza d’amorosi sensi tra presidenza di Lettere e rettorato - motivo principale per cui un elettorato apatico e acritico ha confermato la preside in carica (si veda al riguardo l’intervento di Renato Giannetti: www.giannetti.splinder.com) nonostante la sgangherata, faziosa, arrogante gestione del precedente triennio - è solo uno specchietto, più che per le allodole, per gli allocchi. “Se è tanto amica del rettore, qualcosa arriverà” - hanno pensato queste candide, illuse animelle. Ed ecco i risultati, davvero entusiasmanti: l’unica cosa che si è ottenuta, a detta della stessa preside, è un cancello che chiuda finalmente il cortile-accampamento-suk-drogamarket di piazza Brunelleschi. Peccato che, a un anno e passa dalla chiusura dell’ingresso della facoltà, non si sia ancora visto neppure quello.

 

A quanto pare, come accennavo, i professori di Lettere e Filosofia dormono sonni profondi, come la bella addormentata nel bosco, e si accontentano delle favole che vengono loro raccontate. Altrimenti protesterebbero, o almeno si domanderebbero com’è possibile che tutti i risparmi si debbano fare sulla pelle di Lettere e Filosofia. S’intuisce una volontà sotterranea di svilire la facoltà: tanto, sul versante umanistico, ormai c’è il SUM (ben noto, e non certo per episodi edificanti, ai lettori di questo sito), coi suoi millanta dottorati, la sua caterva di borse post-dottorato e, tra breve, anche i suoi alloggi. È infatti notizia del 22 novembre 2007 (vedi l’articolo della “Repubblica”: Ex Macelli: alloggi per studenti del SUM) che l’altro ateneo fiorentino, il concorrente sorto dal nulla per un incantesimo dello stregone Schiavone e del suo più fido apprendista, il mago Morlino, ha ricevuto in comodato dal Comune la struttura ex Macelli per adibirla ad alloggi destinati ai dottorandi SUM.

 

Non bastava la ristrutturazione dell’altana, munificamente elargita da Palazzo Vecchio; ora Babbo Natale Domenici porta in dono all’amato Istituto - sedicente d’eccellenza - anche il residence. Vedrete che lusso postmoderno! L’obiettivo, si capisce, è quello di far impallidire la Normale di Pisa e il suo college di Palazzo della Carovana. Piove dunque sul bagnato per i nababbi di Palazzo Strozzi, mentre cresce la miseria di piazza Brunelleschi. Ma forse è meglio evitare i riferimenti meteorologici, perché ben pochi concittadini, credo, resisterebbero all’impulso di esplodere nella tradizionale imprecazione (“Piove, governo ladro!”; che il governo sia centrale o locale poco importa al disgraziato contribuente) se conoscessero le incredibili vicende del SUM, dove tra autofondazioni, autocooptazioni, autonomine e conseguente autoconferimento di prebende, finte valutazioni comparative ecc. si è dribblata la legalità come nemmeno il Julinho dei tempi d’oro - l’ala della Fiorentina che ipnotizzava i terzini - sarebbe riuscito a fare.

 

A ben riflettere, la responsabilità più pesante di tanti disastri (colpi di mano, gestione del potere da repubblica delle banane, degrado, illegalità diffusa) è proprio dei docenti di Lettere e Filosofia, che si disinteressano del loro luogo di lavoro, che non leggono le normative che li riguardano, che non alzano la testa per guardare al futuro e se ne stanno contenti al quia, anzi all’“ipsa dixit”. Alcuni vedono, ma non parlano (perché è faticoso, impopolare, stressante; perché si viene additati alla pubblica esecrazione come “provocatori”). Pochi hanno il coraggio di dire che sulla ‘fedeltà’ canina a certe squallide cricche accademiche non si costruirà mai nulla di buono, che solo le competenze reali e quello che tanti politici in questi giorni si affannano a proclamare ‘elemento fondante’, ossia il merito, potranno garantire una risposta adeguata alle sfide epocali che ci attendono.

 

“Ma non sei stanco - mi domandano spesso - di combattere, di rischiare, di gridare, vox clamantis in deserto?”.

La mia forza, rispondo, è che non lotto per me stesso.

 

A presto, cara Professoressa.

                 Suo aff.mo

                                                          Ireneo Galizia

 

Firenze, 30 novembre 2007