IL BUCO NERO


Dobbiamo ormai prendere atto che ci tocca convivere col SUM: un'idrovora (o meglio, un'eurovora) fatta apposta per risucchiare finanziamenti che sarebbe stato doveroso dirigere altrove (per esempio su quella disgraziata facoltà di lettere il cui scandaloso degrado è finito ora sulle pagine dei giornali con titoli a quattro colonne: proprio un bel fiore all'occhiello per il rettore e per l'amministrazione comunale), e che invece si aggiungono a generose elargizioni come la lussuosa ristrutturazione di Palazzo Strozzi regalata dal Comune, appunto, al sedicente centro d'eccellenza. La cultura prima di tutto (escluso, naturalmente, quel cesso della facoltà di lettere, ch'è meglio far finta di non vedere).

Il SUM, tutto contento, si pappa i regali del Comune e poi, a sua volta, fa beneficenza all'università di Napoli. Ad esempio, si accolla l'altissimo stipendio di un docente classe 1934, che per Napoli è un onere improduttivo (com'è noto, ai professori fuori ruolo è vietato tenere un corso; però costoro continuano a percepire lo stipendio, non la pensione, e gravano quindi enormemente sulle finanze del proprio ateneo), trasferendolo a Firenze, dove peraltro non metterà mai piede, perché farà lezioni e seminari nella sede napoletana 'consorziata'. Per giunta, appena costituita in ateneo autonomo, l'eurovora bandisce, coi finanziamenti approdati a Firenze, una gara per la fornitura degli arredi di Palazzo Cavalcanti a Napoli, ove impera il suddetto geronte.

Insomma, Firenze regala con rinascimentale munificenza, Napoli ringrazia. Ma non c'è solo la concorrenza esterna, per il nostro disastrato ateneo. Anche all'interno ci sono tarli, bachi e buchi neri. Il buco nero più spaventoso, una voragine che ingoia valanghe di pubblico denaro (ecco perché a lettere manca la carta igienica e il riscaldamento è intermittente, ecco perché non si possono assumere vigilantes che buttino fuori punkabbestia, ladri e drogati) è l'azienda agricola di Montepaldi, di cui l'università di Firenze detiene l'intera proprietà. Un'azienda modello, un tempo redditizia, oggi una palla al piede di dimensioni mostruose. Per avere un'idea del profondo rosso che contraddistingue i conti dell'azienda Montepaldi, nonché dell'entità dei contributi elargiti dall'ateneo, si veda

www.ateneofuturo.it/pdf/Azienda_agricola_montepaldi.pdf

Come mai si è arrivati a perdite così ingenti? Di chi la responsabilità di una gestione evidentemente fallimentare? Domande che, tanto per cambiare, resteranno senza risposta.