I CAMALEONTI


Senza far rumore, impercettibilmente, scivola via l'ennesima trasformazione. Sull'ultimo biglietto d'invito per le conferenze, come si vede dalla riproduzione sottostante, è apparsa una nuova dicitura: Fondazione SUM.

 


Su questa nuova Fondazione, il silenzio è totale. Alla ricerca di chiarimenti, interroghiamo Google digitando ogni possibile parola chiave: niente. Poi andiamo a leggere e rileggere con diligenza il sito www.sumitalia.it
Fatica sprecata.

Si può ipotizzare che abbia sede a Palazzo Strozzi e strizzi l'occhio alla strombazzata Fondazione Palazzo Strozzi presentata qualche giorno fa nell'Altana: "una Fondazione che nasce con alcuni milioni di euro di patrimonio, una capacità di azione illimitata e nomi 'pesanti', come quello di Lorenzo Bini Smaghi, nel board della Banca Centrale Europea" (citiamo dal sito ufficiale del Comune di Firenze), per soppiantare la defunta Firenze Mostre, da cui eredita qualche fondo residuo, un milione di euro circa. I soci fondatori, Comune, Provincia e Camera di commercio di Firenze, erogheranno 2.400.000 € a testa: gli enti locali in tre anni, la Camera darà subito 1.600.000 €. Insomma, un fiume di denaro pubblico, più un cospicuo apporto privato: tre milioni € offerti dall'Associazione Partners di Palazzo Strozzi, presieduta da Leonardo Ferragamo (vi aderiscono Gucci, la Fingen della famiglia Fratini - jeans Rifle ecc.-, Rocco Forte Hotels, The Boston Consulting Group, Banca Toscana, Banca Intesa Sanpaolo, Eni, Pignone). Un bel mix di finanza, industria, supergriffes del made in Italy, giunte rosso-sbiadito e sangue blu. Eh già, perché la Fondazione ha i suoi quarti di nobiltà, a cominciare dal presidente conte Lorenzo Bini Smaghi Bellarmini (Mazzei per parte di madre) e dal consigliere (top manager del gruppo Fratini) Iacopo Mazzei, rampollo della nobile famiglia cui apparteneva la più stretta collaboratrice di Giorgio La Pira, Fioretta Mazzei (sorella della madre di Bini Smaghi).

"Creare occasioni di produzione e promozione di eventi e attività culturali per Firenze città sistema [città sistema? Mah! Poerannoi, direbbero i vecchi fiorentini], senza fermarsi al patrimonio artistico ed architettonico esistente: questo il ruolo della Fondazione". Molto critici i commenti dell'opposizione di destra e di sinistra: "più va avanti la vicenda della costituzione … della Fondazione Palazzo Strozzi e più si ha la sensazione di dover ripercorrere le note vicende di Firenze Mostre, con i suoi deficit da capogiro, improvvisazione organizzativa e un fumoso progetto culturale" (Enrico Bosi, Forza Italia). "… il turismo che le mostre attrarranno sarà un turismo mordi e fuggi, per niente sostenibile … Tutto quello che ci viene proposto non è altro che una serie di esposizioni slegate dall'identità territoriale" (Ornella De Zordo per Unaltracittà/Unaltromondo e Rifondazione Comunista).

Dunque, mentre si sa più o meno, nel bene e nel male, cos'è la Fondazione Palazzo Strozzi, nessuno sa cosa sia la Fondazione SUM (quando è nata? chi ne fa parte?), alla faccia della trasparenza e dell'informazione. Eppure il secondo ateneo fiorentino - secondo in ordine di tempo quanto a data di fondazione, ma di gran lunga primo quanto a finanziamenti - continua ad essere un ateneo statale, nonostante che, come abbiamo più volte dimostrato in queste pagine, il senso dello stato non sembri tra le idee-guida di questo proteiforme Istituto abilmente gestito da Aldo Schiavone. Il quale, dopo aver dato brillanti prove di sé a San Marino e a Napoli, scottato dal penoso fallimento di quelle iniziative, ha cambiato luogo, veste e pelle e si è interamente dedicato alla nuova creatura, riversando sul tenero virgulto tutte le sue ambizioni.

Se è stata costituita una Fondazione SUM, ci si domanda - l'unica traccia, peraltro, è il biglietto d'invito sopra riprodotto -, perché lo si è fatto? Di sicuro per godere di una maggiore autonomia, soprattutto finanziaria; e probabilmente per stringere accordi in piena libertà con enti pubblici e privati, per intercettare risorse elargite dal Comune, dalla Regione, dalla Provincia (ossia, alla fin fine, dal solito tartassato contribuente), con un'attenzione speciale al pozzo inesauribile della contigua Fondazione Palazzo Strozzi. Forse si profila all'orizzonte una proficua collaborazione tra le due neoFondazioni.

E allora, già che ci siamo, diamo qualche suggerimento che potrà rivelarsi prezioso.

Perché non organizzare un dotto convegno internazionale su "Il ruolo delle bettole del contado fiorentino (con particolare riferimento a San Casciano) nella formazione del pensiero politico europeo. Da Machiavelli ai compagni di merende"? Relatore principe, ovviamente, l'esimio machiavellologo del SUM, Roberto Esposito; consulente, il magnifico rettore di Firenze Augusto Marinelli, apprezzato docente di Estimo rurale e membro di spicco dell'Accademia della Cucina; sponsor, il re degli alberghi e dei ristoranti a cinque stelle, Rocco Forte.

Altro argomento di grande richiamo (in prima linea, stavolta, l'illustre filologo romanzo del SUM, Alberto Varvaro): "Isotta e i suoi accessori: l'arpa, la scarpa, la sciarpa". Sponsor: Ferragamo e Gucci (bel colpo, se anche Hermès offrisse un contributo).

E ancora consiglieremmo un Colloquio (a cura di Aldo Schiavone) su "Fregoli. Omaggio del SUM al più celebre trasformista di tutti i tempi nel 140° anniversario della nascita (Roma 1867)" [nota 1]. Sponsor (per la serie 'dallo straccetto alla haute couture e ritorno'): Fratini, Gucci, Ferragamo e la preside di Lettere.

Sempre a cura di Aldo Schiavone, in collaborazione con l'inclito latinista Mario Citroni, un tema originale e arguto: "Commedie, drammi e farse dall'antichità ai giorni nostri. Dall'Eautontimorùmenos ['il punitore di se stesso'] di Terenzio all'Eautonkalùmenos ['il chiamatore di se stesso'] del SUM". Sponsor: Aldo Schiavone basta e avanza (vi risparmiamo la glossa: per eventuali delucidazioni si veda, in questo sito, L'eccellenza sono me).

Un fatto è certo: la Fondazione SUM è arrivata prima di un'altra Fondazione di cui si sente parlare da tempo, ma che non esiste ancora, ossia la costituenda Fondazione per la ricerca dell'Università di Firenze, che, stando a quanto promesso dal Rettore il 30 gennaio 2006 nel discorso d'apertura dell'anno accademico, doveva essere operante già nel primo semestre del 2006. Questo dato conferma che le inaugurazioni degli anni accademici sono rischiose, perché i discorsi vengono stampati e li si può rileggere, nero su bianco, a distanza di tempo per verificare se i progetti sono stati realizzati oppure se erano solo ipotesi velleitarie e fumo negli occhi. Meglio, quindi, inscenare una plateale protesta contro il Ministero taccagno e affamatore, abolendo stizzosamente la tradizionale cerimonia: si conquistano facili consensi e, soprattutto, si storna l'attenzione dal profondo rosso del bilancio e dalle promesse elettorali non mantenute. Non tutti, per la verità, hanno abboccato al trucchetto della sceneggiata antigovernativa: ad esempio il rettore di Padova, Vincenzo Milanesi, ha subito raggelato le speranze del Masaniello-Marinello di porsi alla testa d'una rivolta nazionale, dichiarando saggiamente che nel suo prestigioso ateneo l'inaugurazione si farà "perché non è una festa, non è un momento ludico, ma un'occasione in cui l'università riflette su se stessa e sui suoi problemi". "L'università di Padova può guardare con fiducia al proprio futuro, avendo gestito in questi ultimi anni con oculatezza le proprie risorse. Abbiamo un bilancio non solo in pareggio, ma siamo in grado di fare investimenti per la ricerca e di reclutare giovani. Non tutte le università sono uguali" ("Il Gazzettino di Padova", 19.01.2007). Come dire: hai un ateneo sgangherato, le voragini, i buchi neri, il bilancio a scatafascio, le toppe al sedere? Affari tuoi. Un'altra volta pensaci prima.

Intanto, nella frenetica corsa alle Fondazioni (l'ateneo fiorentino ha una partecipazione anche nella Toscana Life Sciences Foundation, nata nel 2004 per promuovere la ricerca scientifica applicata) e alla conquista di fondi, c'è chi resta costantemente escluso, sempre più emarginato e derelitto.
Che fine ha fatto, per dirne una, l'auspicato 'concorso d'idee' che avrebbe dovuto contribuire a ristrutturare e risanare piazza Brunelleschi? Si trovano i soldi per tutte le facoltà, valanghe di euro si riversano sul SUM e fondazioni attigue, ma Lettere continua a sprofondare nel degrado. Chiuso per intollerabile indecenza (e, in larga misura, per la denuncia del nostro sito) l'accesso dalla piazza, murato il cosiddetto bar autogestito, si pensava forse d'aver risolto ogni problema? Figuriamoci! A quanto pare, nel nuovo ingresso dall'antico chiostrino di via Alfani i vandali sono già entrati in azione, la sorveglianza è insufficiente, le promesse di nuova e più dignitosa sistemazione dimenticate. Ma chi se ne preoccupa? Tanto ormai tutti gli occhi sono puntati sulla nuova étoile flamboyante, il SUM. Istituto, Alta Scuola o Centro d'Eccellenza che sia, si può esser certi che si papperà la fetta più grossa della torta.

E poi, sapete, la memoria fa presto a svanire. Ancora qualche anno e forse nessuno ricorderà più come è nato questo alieno, le stravaganti procedure che hanno accompagnato i suoi primi passi, l'incetta spregiudicata degli accademici più potenti e più accreditati nei 'palazzi' (senza riguardo alcuno per l'omogeneità e la funzionalità formativa/professionale dei percorsi culturali), le camaleontiche trasformazioni culminate ora nell'improvvisa comparsa dell'omonima Fondazione. Tutto sarà accettato pacificamente, come se fosse sempre esistito; e forse si comincerà a pensare che è proprio quella l'eccellenza, che più soldi si arraffano più si è bravi. Naturalmente dovrebbe valere il contrario: più soldi a chi dimostra originalità (ci si lamenta di continuo che occorrono idee, creatività ecc., ma di fatto, nel settore umanistico, si dà spazio solo a tronfi mandarini e tromboni sfiatati), produttività e, perché no? efficacia didattica. Le valutazioni però - quando non sono, come accade talvolta, ridicole autocertificazioni - sono sempre opinabili, aleatorie, soggettive, discutibili… e così si ritorna al punto di partenza: l'unica vera garanzia di successo sta nel filo diretto col potere. Potere = finanziamenti = possibilità d'impiantare progetti ambiziosi, di conquistare visibilità e prestigio con l'astuta tessitura di rapporti internazionali. Nell'epoca dell'apparire, il denaro è tutto: denaro per stampare tomi eleganti e massicci ancorché insulsi; denaro per congressi faraonici, ancorché all'insegna dell'aria fritta e del già detto; denaro per avviare una furbesca politica d'inviti eccellenti, foriera di lauree honoris causa e di cooptazioni accademiche. Chi non ha soldi è destinato ineluttabilmente a sparire di scena.
Un messaggio davvero edificante per le nuove generazioni. Alle quali, un giorno forse non molto lontano, potremo raccontare: "C'era una volta la facoltà di Lettere di Firenze…".


[1]. Come si conviene a un Centro d'eccellenza, la lingua del titolo è illustre e arcaizzante: si osservi nel lemma esordiale il rispetto della legge Tobler-Mussafia, ben nota ai linguisti. Tale legge impone che nelle lingue romanze medievali, a differenza dell'uso moderno, i pronomi atoni non possano stare all'inizio di frase, ma debbano essere posposti al verbo cui si appoggiano. Così in Dante: "Stavvi Minòs" (vietato, all'epoca, il tipo odierno "Vi sta").

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