IL CANCELLO

 

Questa mattina, sabato 12 gennaio 2008, mi sono trovato nei paraggi della Rotonda sotto una pioggia scrosciante, e, bagnato fradicio, ho cercato riparo nel portone di via Alfani 37, attuale (e infelicissimo) accesso alla sede centrale della facoltà di Lettere destinato a rimanere aperto, come si legge sul sito della facoltà stessa, “fino al compimento dei lavori in Piazza Brunelleschi”. Da quel portone sono entrato nel chiostrino dei morti, luogo dei miei misteriosi incontri e delle mie più segrete riflessioni. E qui ho ritrovato gli sconosciuti amici di cui tante volte ho ascoltato le conversazioni.

 Sapiens: Hai sentito la grande novità?

 Idiota: Di che stai parlando?

 Sapiens: Finalmente avremo un cancello a piazza Brunelleschi!

 Idiota: C’è stata una comunicazione ufficiale della Presidenza?

 Sapiens: No, né io né i miei colleghi, compresi quelli che ormai sono definiti ‘i pompieri’ perché corrono in soccorso delle istituzioni accademiche - se così possiamo chiamarle - nei momenti di difficoltà, sapevamo nulla. L’ho letto sui giornali.

 Idiota: Ahn… Ma che democrazia, che informazione esauriente e tempestiva!

 Sapiens: Beh, ti dirò, io sono proprio soddisfatto.

 Idiota: Soddisfatto? Con una facoltà di Lettere che è sempre, dico SEMPRE, la cenerentola dell’Ateneo? Possibile che tu non lo sappia?

 Sapiens: Certo che lo so! E so anche che la colpa è dei provocatori giustamente esecrati dalla nostra Preside.

 Idiota: Ma quali provocatori! Si vede che non metti mai fuori il naso dalla facoltà! Non ti rendi conto che le cose vanno male perché chi dovrebbe far valere i vostri diritti non riesce a ottenere alcunché? Tanto per fare un esempio, lo sai che il piano edilizio dell’ateneo è stato fortemente ridimensionato? Però ad alcuni progetti sono stati concessi ulteriori finanziamenti, rispetto al 2006, per giungere a compimento, mentre la risistemazione della Biblioteca umanistica e dei dipartimenti di piazza Brunelleschi è stata talmente decurtata che, presumo, non se ne farà di nulla, nonostante certe promesse mirabolanti.

 Sapiens: Eh, che vuoi, le promesse servono a farci sopravvivere…. Ci danno tranquillità, sicurezza, speranza…

 Idiota: Ma non sei mai entrato nelle altre facoltà? Non hai mai messo piede in altri atenei? Il confronto ti schiarirebbe le idee!  Davvero non t’importa nulla della dignità del tuo luogo di lavoro?

 Sapiens: Che posso farci? Così va il mondo! Ora, però, almeno abbiamo il nostro bel cancello!

 Idiota: Calma, calma… Fossi in te, non correrei troppo con la fantasia! Apprendo dai giornali che ci sarà il via libera solo dopo che l’ateneo avrà pagato al Comune le spese contrattuali per l’accordo, che durerà 5 anni e sarà rinnovabile di anno in anno.

 Sapiens: Chissà cosa significa questa formula…

 Idiota: Te lo dico io: significa che la facoltà conta ben poco.

 Sapiens: Ma com’è possibile? La nostra Preside è tanto amica del Rettore!

 Idiota: Guarda che non si va avanti contando sulle amicizie, ma facendo valere con autorevolezza i propri diritti.

 Sapiens: Forse hai ragione. E i ‘pompieri’ non servono a niente, perché i problemi restano.

 Idiota: Sarebbe ora che qualcuno mettesse da parte timori e tentennamenti, che si scrollasse di dosso questa pusillanimità paralizzante.

 Sapiens: Sì, forse è vero… Ci vorrebbe un po’ di coraggio. Ma sai, è così difficile rinunciare al quieto vivere…

 Che altro potevo aspettarmi, dopo questa ammissione? Tutto quello che avevo sempre pensato trovava conferma, purtroppo. Un po’ demoralizzato, sono uscito dal portone. Meglio affrontare la pioggia gelida che continuare a masticare amaro.

  

Ireneo Galizia