Cattedre convenzionate: è scandalo

Che le cattedre convenzionate fossero una specie di buco nero lo si sapeva da molto tempo, come si vede dal post inviato da Ireneo Galizia il 10 gennaio scorso a questo sito: 44 cattedre (in fila per 6 col resto di 2). Erano cattedre per lo più bandite fuori programmazione, che incidevano sul limite del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (FFO) e che, avvalendosi per l’attivazione di risorse acquisibili (ossia, in pratica, del budget legato al posto di un titolare prossimo al pensionamento), bloccavano di fatto preventivamente la disponibilità di tali risorse. Oggi si apprende che alcune di queste cattedre convenzionate non sono state finanziate dagli sponsor, e a questo punto è inutile versare lacrime di coccodrillo: chi ora si scandalizza non ha capito che il vero scandalo stava a monte, nelle manovre dei soliti furbi e potenti per ipotecare il futuro a loro esclusivo vantaggio, intervenendo di forza sulla programmazione e imbecherando - diciamolo alla fiorentina - i gonzi con lo specchietto per le allodole del famigerato ‘costo zero’ (vedi intervento del 12 marzo 2007 su www.ateneofuturo.it).

Su questo problema è apparso un articolo sul “Corriere della sera” del 14 ottobre 2009 a firma di Chiara Dino e Alessio Gaggioli, che qui riportiamo: Cattedre con lo sponsor.Scoppia il caso in Ateneo. Privati insolventi, piazza San Marco costretta a pagare.

Il caso sta per scoppiare e lo stesso rettore in pectore Alberto Tesi non nega che il problema ci sia e che vada affrontato. Nell’Ateneo fiorentino ci sono 65 cattedre coperte da ordinari, associati e ricercatori che, nel 2007, sono state attivate in virtù di una copertura finanziaria esterna (sponsor, ditte, convenzioni varie) ma i cui costi a volte non vengono pagati dai finanziatori perché falliti o inadempienti e che quindi gravano nelle casse dell’Ateneo. Qui di seguito daremo conto di quanti e quali sono i concorsi banditi con questo sistema, ma va subito chiarito che è proprio Tesi a dichiarare: «Ho chiesto un’indagine interna per conoscere l’entità del fenomeno, quello che posso dire è che l’ammanco derivato dalle insolvenze di privati c’è. È da vedere di quale entità».

Intanto ecco di seguito la lista delle cattedre convenzionate, faccenda della quale in Ateneo in questi giorni si fa un gran parlare. La maggior parte sono a Medicina dove grazie al meccanismo sono stati assunti: 10 ordinari, 20 associati, 14 ricercatori; la seconda facoltà più sponsorizzata è Agraria, con 4 assunzioni con convenzioni esterne per altrettanti associati e 1 per un ricercatore; a seguire c’è Ingegneria dove le risorse di privati o enti pubblici sono servite per bandire 1 concorso da associato e 3 di ricercatori; seguono, ex aequo, Lettere e Architettura con 3 ricercatori ciascuno; Scienze con 1 associato e 1 ricercatore; Economia, con 2 ordinari, Scienze politiche con 1 ricercatore e Farmacia con 1 associato. La somma per coprire gli stipendi di queste 65 unità dovrebbe aggirarsi intorno ai 3 milioni 115 mila euro. Una cifra che è già di per sé considerevole e che diventa preoccupante se i finanziatori cominciano a farsi indietro. E che comunque sin dal 2009, cioè dall’anno accademico in corso, grava in parte sulle casse dell’Ateneo. Il perché è presto detto. Il meccanismo delle convenzioni dovrebbe funzionare in questo modo: una ditta x si impegna a finanziare una cattedra y per un certo periodo di anni e cioè fino a quando nella stessa facoltà qualcuno non va in pensione liberando delle risorse per il personale. Peccato però che la nuova finanziaria di Tremonti abbia dimezzato gli effetti di questo principio, visto che lo Stato si trattiene il 50 per cento delle somme risparmiate in virtù dei pensionamenti. In poche parole anche senza insolvenza degli sponsor già da quest’anno e per i prossimi l0 l’Ateneo dovrebbe via via farsi carico di una spesa sempre crescente per coprire questi stipendi. Vediamo in che misura. Già nel bilancio 2009 la cifra prevista è pari a 1.187.977 euro, nel 2010 è di 1.680.127, nel 2011 si sale a 1.917.077, nel 2012 a 2.303.577, nel 2014 e fino al 2018 pari a 3.071.277.

Da notare che il problema del 90% FFO, come pure quello di una corretta programmazione e della copertura finanziaria, non sono nuovi nell’Ateneo fiorentino, tanto che erano stati oggetto di dibattito già nel Senato Accademico del 3 dicembre 2003.