44 cattedre

(in fila per 6 col resto di 2)

 

Sono proprio 44 le cattedre convenzionate che nel corso degli ultimi anni sono state bandite a Medicina. Così apprendiamo dagli articoli che Franca Selvatici ha pubblicato sulla pagina fiorentina di "Repubblica" (7 gennaio 2008). Se non fosse vero, ci sarebbe stata una smentita. A voler essere precisi, una smentita da parte dell’Ateneo c’è stata, ma riguardava solo il titolo di un pezzo ("63 cattedre a rischio di chiusura"); però i titoli, com’è noto, sono scelti dalla redazione, non dal giornalista firmatario, e quello di cui si è contestato l’eccessivo allarmismo aveva in realtà scarsa attinenza col contenuto dell’articolo. Dispiace anzi che, col pretesto della rettifica, si sia sollevato un polverone che alla fine rischia di nascondere il problema cruciale su cui gli articoli della Selvatici richiamavano meritoriamente l’attenzione: queste cattedre convenzionate ‘forzano’ la programmazione, aggirano divieti e fanno saltare le regole a beneficio dei soliti noti (per la verità, non esistono regole certe nel Far West dell’ateneo fiorentino. Un esempio: la programmazione didattica - ossia la richiesta di nuovi posti - nella facoltà di Lettere e Filosofia è stata approvata ‘a pacchetto’, sulla base di norme inventate a beneficio di amici e sostenitori dell’attuale gestione, senza trasparenza, senza la minima considerazione per le effettive criticità didattiche e scientifiche, e soprattutto senza alcun supporto documentario che, numeri alla mano - secondo la corretta procedura a suo tempo introdotta dalla preside Lucia Cesarini Martinelli ma ben presto abolita, con le devastanti conseguenze che sono sotto gli occhi di tutti -, consentisse una razionale valutazione delle esigenze al di fuori di clientelismi e favoritismi).

Come ha funzionato, negli anni scorsi, il meccanismo delle cattedre convenzionate? Il posto, quando veniva istituito, non gravava sul bilancio dell’ateneo, ma era finanziato da un ente che si assumeva l’onere del relativo stipendio per 3, 4, 5 o più anni. Trascorso tale periodo, lo stipendio torna però a carico dell’università; pertanto, al momento d’istituire la convenzione con l’ente finanziatore, era obbligatorio dichiarare quale pensionamento (con nome e cognome della persona e indicazione del gruppo disciplinare di afferenza) sarebbe stato utilizzato per coprire la spesa una volta scaduto il periodo suddetto. La conseguenza attuale del numero esorbitante di cattedre convenzionate è che, nonostante la politica del rigore, il blocco del turn over ecc., gran parte delle risorse ricavate dai pensionamenti non ritorna in circolo, ossia non va né a risanare il catastrofico bilancio né a finanziare l’assunzione di giovani ricercatori, in quanto assorbita dalle cattedre convenzionate per le quali è cessato il finanziamento esterno.

Ben 44 di tali posti appartengono alla facoltà di Medicina, e qualcuno mormora che forse il numero pecca per difetto. L’impatto negativo sulle finanze d’ateneo e sull’equilibrata distribuzione delle risorse di questo battaglione di professori approdato alla docenza universitaria in deroga a qualsiasi programmazione, proprio in virtù delle convenzioni, è evidente. Nondimeno qualcuno, nella facoltà dove la carica dei 44 ha avuto via libera e i beneficiati, in fila per 6 col resto di 2, si sono installati a vita, mena ancora vanto della propria capacità di attrarre risorse. Sì, ma bisognerebbe aggiungere: dalle tasche del contribuente, e a scapito dei disgraziati colleghi che, mentre in certi settori una folla di docenti superflui si contende i pochi allievi disponibili, si trovano a dover gestire in condizioni drammatiche, e senza speranze di poter avere un aiuto in tempi ragionevoli, masse enormi di studenti. Non solo. A testimoniare i nefasti effetti di certe politiche furbastre, c’è una notizia dell’ultima ora: al personale precario che nel settore dell’infermieristica curava le relazioni internazionali non sarà rinnovato il contratto, con le conseguenze facilmente immaginabili. Ma per ora nessuno protesta e nessuno corre ai ripari. Anzi, a dire il vero, una proposta è venuta fuori: per ridar lustro alla facoltà di Medicina, appannata da polemiche e da inchieste giornalistiche che hanno posto in luce pastrocchi e magagne varie, c’è chi ha lanciato l’idea di organizzare in città una caccia al tesoro in modo da recuperare un’immagine ‘simpatica’. Non ci credete? Vi capisco benissimo, ma vi posso garantire che - ahimè - è tutto vero ...

Firenze, 10 gennaio 2009

                                                    Ireneo Galizia