FUGA DEI CERVELLI DA FIRENZE

 

Riceviamo dal prof. Enrico Livrea, grecista di fama mondiale, la seguente lettera:

Che la Facoltà di Lettere dell’Università di Firenze sia la negazione di Dio eretta a facoltà è tristissima realtà da me più volte inutilmente ribadita, e che risulterebbe assai difficile smentire. Una delle prove più consistenti e drammatiche del suo inarrestabile degrado è rappresentata dalla continua fuga dei cervelli : giovani studiosi fiorentini di grandi capacità scientifiche, ricchi anche di doti morali e di umanità, costretti a prendere la via amara dell’esilio dall'indifferenza e, non di rado, dalla conclamata ostilità di un sistema manovrato da pochi maneggioni profittatori (sempre gli stessi, ahimè) che promuovono solo mediocrissimi esperti nell'arte della piaggeria e del culilingus. Un caso-limite, in quest'ambito, è la Letteratura Greca, un tempo fiore all'occhiello della cultura fiorentina e punto di riferimento del mondo intero grazie alla levatura di studiosi del calibro di Vitelli, Pasquali, Bignone. Tutti, dico tutti, i giovani da me formati con inenarrabile impegno e sacrificio di lunghi anni, autori di innumerevoli apprezzate pubblicazioni, oggetto di generale ammirazione ed encomio, si vedono prima o poi costretti ad emigrare oltralpe da un potere occulto che li respinge e li perseguita perché premia solo il più squallido conformismo, lo spirito di casta di una ristretta combriccola di stagionati intrallazzatori, gli ossequienti servi di un regime fradicio e corrotto. Così un grandissimo studioso, ricco di riconoscimenti internazionali e sempre presente sui più qualificati organi di stampa, ha appena vinto il concorso per Professore Ordinario di Letteratura Greca in Francia, dove è in attesa di chiamata; una sua giovane collega ha fatto l'en plein vincendo contemporaneamente la Fellowship di Dumbarton Oaks a Washington (il più prestigioso centro mondiale di studi tardoantichi e bizantini) e l'ambitissima Newton Fellowship in Gran Bretagna, dove l'attende l'Università di Durham; un altro è stato chiamato dalla Alexander von Humboldt-Stiftung, il più autorevole organismo scientifico tedesco, all'Università di Colonia e contemporaneamente dal Collège de France a Lione; un'altra ha appena accettato un invito dell’Università di Vienna per completare un importante volume; e si potrebbe continuare a lungo. Tutti questi giovani studiosi si sono accorti, appena raggiunta la loro nuova patria, che l’Università ospitante è lontana anni luce dall’arretratezza culturale e dalla spocchiosa disumanità dell’ateneo fiorentino, e respirano a pieni polmoni l’aria libera di stimolanti ambienti di ricerca, di affettuosa collaborazione, di strutture moderne e funzionali, che nella Firenzina degradata, comatosa e mafiosa voluta dai soliti noti non era lecito nemmeno immaginare, pena i rigori coercitivi e punitivi di un regime tra i più sfatti e corrotti del mondo, capace solo di produrre burocrazia a ruota libera ( i sei orridi anni della Burocaimana insegnano), miseria materiale e morale, stagnazione della ricerca e strangolamento di quella joie de vivre senza la quale, come diceva Giorgio Pasquali, la ricerca non esiste. La storia si incaricherà, in giorni non lontani, di ristabilire la verità: emergeranno allora i responsabili di quest'orrido sfacelo, che nell'omertoso silenzio dipartimentale hanno costretto i migliori cervelli alla fuga, condannando gli studi greci a Firenze alla prossima, inevitabile estinzione pur d'imporre il proprio miserabile micropotere locale, e sbarrando, con una ben orchestrata campagna di mobbing diffamatorio degna dei più sordidi regimi, l'accesso alle commissioni di concorso del collega, colpevole di non piegarsi mai alle leggi non scritte del peggiore squadrismo accademico, ma in compenso (guarda caso) costantemente cooptato da commissioni che in Inghilterra, Germania, Stati Uniti etc. devono decidere come ricoprire (per merito scientifico, non certo per benemerenze mafiose) cattedre prestigiosissime. Sarebbe interessante conoscere il parere del Rettore e del neoeletto Preside sul problema qui sollevato, che riguarda la sopravvivenza stessa dei nostri studi, e che è certamente, in tanto degrado materiale e morale, ben più esteso di quanto qui sommessamente accennato: ma siamo pressoché certi che il loro fragoroso silenzio finirà, come al solito, per avallare una politica obbrobriosa che ha prodotto una gerontocrazia di quasi-settantenni senz'anima e senza futuro. Gli studiosi di Simonide sanno che una discussa legge di Ceo obbligava i sessantenni dell'isola a commettere suicidio: se fosse applicata all'Università di Firenze, questa scomparirebbe in un fiat, destino comunque migliore di una chiusura - petronianamente - ne populus cacatum currat.

Enrico Livrea,

euforione44@alice.it

Ordinario di Letteratura Greca nell’Università di Firenze

Decano della Facoltà di Lettere e Filosofia