CHI VA, CHI VIENE, E CHI RITORNA

Per informarsi sulla mobilità del personale docente e tecnico amministrativo dell'Università di Firenze basta dedicare qualche minuto al "Cerca chi" che campeggia sulla home page dell'Ateneo.
Il "Cerca chi", a ben guardare, non è solo uno strumento di servizio: è un faro che illumina le fitte brume del porto delle nebbie.

Per esempio: chi poteva immaginare che i 4 moschettieri balzati sul destriero dell'eccellenza SUM (in ordine alfabetico: Franco Cardini, Mario Citroni, Leonardo Morlino e Aldo Schiavone) fossero tornati nel loro sgarrupato ateneo di provenienza, probabilmente ricchi e spietati, per citare il titolo di un famoso western spagetti all'italiana?
Ebbene sì, sono tornati. O meglio: uno s'è perso per strada (Franco Cardini, probabilmente impegnato a deversare la sua scienza in qualche università del Marocco); ma le altre pecorelle smarrite sono rientrate all'ovile. Sul "Cerca chi" dell'Università di Firenze, a sorpresa, i nostri redivivi compaiono tutti e tre - Citroni, Morlino, Schiavone - con la bizzarra qualifica di "docenti supplenti". Supplenti di chi? Non si sa. Di se stessi, si presume. Ma chi li ha nominati "docenti supplenti"? Nessun Consiglio di Facoltà di Lettere e Filosofia, di Scienze Politiche e di Giurisprudenza, a quanto ci risulta, ha mai deliberato al riguardo; e, finché valgono le regole, l'istituto della supplenza passa attraverso l'approvazione del Consiglio di Facoltà. Ma forse le Facoltà dell'Ateneo fiorentino possono ormai fare a meno dei Consigli: bastano (e avanzano) i Presidi che fanno e disfanno.

I tre moschettieri, dunque, percorrono intrepidi le due strade, il viottolo campestre della supplenza presso le Facoltà d'origine, e il viale alberato del SUM. Che cosa facciano di preciso al SUM, quale sia il loro impegno di didattica frontale, quante e quali ore dedichino al loro impegno di docenti a tempo pieno presso il sedicente Centro d'Eccellenza, non è dato sapere. Non crediamo si possa considerare 'didattica' la loro presenza alle conferenze tenute, sugli argomenti più disparati, dalle star - non tutte di prima grandezza - chiamate a esibirsi sul palcoscenico del SUM, secondo un programma che ricorda da un lato i cicli di lezioni all'insegna del 'non tutto ma di tutto' tipici delle università della terza età (cui il SUM va assomigliando sempre più, e non solo per gli sconfortanti dati anagrafici dei docenti), dall'altro i salotti delle précieuses ridicules o le conversazioni fatuo-colte chez Madame Verdurin, tra un tè e un pasticcino. E certo non è didattica la cosiddetta 'progettazione di eventi'. Fatto sta che, per raggranellare qualche ora di effettivo insegnamento, i Nostri si sono autoproclamati - anche in questo caso senza uno straccio di verbale o di atto formale - "docenti supplenti".

Della presenza invadente e massiccia del SUM a Palazzo Strozzi forse s'è accorto anche il Presidente dell'Istituto Nazionale di Studi sul Rinascimento, prof. Michele Ciliberto, che ci piace immaginare abbia letto l'altro pezzo da noi scritto (vedi Lezioni di Palazzo Strozzi, in questo sito): non a caso gli ultimi inviti dell'Istituto recano a chiare lettere "Seminari ed eventi di Palazzo Strozzi". È forse questo il primo segnale che qualcuno sta incominciando ad aprire gli occhi, a parlare, a manifestare la propria preoccupazione se non addirittura il proprio dissenso?

A proposito: in un comunicato dell'8 dicembre 2006 l'ANDU (Associazione Nazionale Docenti Universitari), citando un articolo uscito quello stesso giorno sul "Messaggero" e consultabile sul sito

http://www.stampa.cnr.it/RassegnaStampa/06-12/061208

dà notizia che in Senato si è sottoscritto "un patto bipartisan tra maggioranza e opposizione" promosso da due senatori, Andrea Ranieri, dei Ds, e Rocco Buttiglione, dell'Udc. Ovviamente non è un caso che a questo 'patto', o pateracchio che dir si voglia, abbia dato tanto rilievo solo il quotidiano di famiglia (Caltagirone) di Pierferdinando Casini: sono le prove del Grande Centro?

"Cdl e Unione, dunque, si sono messi d'accordo su finanziamento e merito per il rilancio dell'università", si legge nell'articolo, che riporta la seguente dichiarazione del diessino Ranieri: "Ecco perché sosteniamo insieme che quote crescenti di finanziamento dovranno essere assegnate sulla base dei criteri di merito". "Almeno 500 milioni di euro - prosegue Buttiglione - dovranno essere dati secondo rigorosi parametri scientifici, internazionalmente riconosciuti. Anche per costruire aree di eccellenza". L'ANDU chiede quindi ai promotori del "patto bipartisan" se i "rigorosi parametri scientifici, internazionalmente riconosciuti" saranno come quelli che hanno portato a un finanziamento 'particolare' di 1,5 milioni € l'anno per l'Istituto di studi politici "San Pio V" di Roma, approvato 'bipartisanamente' dalla Camera l'8 ottobre del 2003, con 254 voti a favore, 136 astenuti e appena 28 contrari. Oppure, s'interroga ancora provocatoriamente l'ANDU (e non possiamo che associarci alla richiesta di delucidazioni), i suddetti "rigorosi parametri scientifici, internazionalmente riconosciuti" saranno come quelli che hanno portato al finanziamento 'particolare' dell'IIT di Genova, dell'IMT di Lucca e del SUM di Firenze? (Se vi venisse la curiosità di scoprire quali siano i "rigorosi parametri scientifici, internazionalmente riconosciuti" che regolano le cooptazioni nella sedicente Eccellenza fiorentina, quella che ci riguarda più da vicino, non avete che da leggervi, in questo sito, L'eccellenza sono me: roba da sganasciarsi dalle risate, se non ci fossero dietro lacrime e sangue dei contribuenti).

Due parole anche sull'Ateneo fiorentino: sgarrupato sì ma generoso, nonostante i tempi di vacche magre. Ecco che arrivano, fresche fresche, 5 nuove unità di personale. Un personale tutto speciale, tanto che sul "Cerca chi" è stata istituita una voce ad hoc: "Personale da assegnare". Si tratta dei nuovi arrivi provenienti dall'allargamento della graduatoria del concorso per 12 funzionari di categoria D di recente espletato. Ma come mai si è ampliata tale graduatoria per assumere queste 5 persone, mentre la stessa procedura non è stata seguita per un precedente concorso interno? Chi, e con quali criteri, ha stabilito a quale delle due graduatorie si dovesse attingere?

Delle ristrettezze finanziarie si lamenta, persino sui giornali, lo stesso Rettore, e ne ha ben donde. Il debito dell'Ateneo fiorentino, secondo la stima più recente, è superiore di ben 20 milioni € a quello ufficialmente dichiarato nel giugno 2006. Si passa insomma dai 25 milioni € di cui si disquisiva in campagna elettorale ai 45 odierni. Sarebbe interessante sapere che cos'è successo in questi tre mesi: erano inesatti i primi calcoli oppure qualche evento particolare ha aperto un'imprevista voragine nel già disastrato bilancio dell'università?

Allora, ritornando all'allargamento della graduatoria: se c'era necessità di funzionari, non sarebbe stato più semplice e meno dispendioso attingere all'altra graduatoria, quella interna? Ma soprattutto: è possibile che a brevissima distanza (sì e no un mese) dall'assunzione di 12 nuovi funzionari si sia avvertita l'urgenza d'imbarcarne altri 5? Chi valuta le esigenze dell'Ateneo fiorentino in merito alle assunzioni? Chi programma la distribuzione del personale? Simili operazioni non possono dipendere dagli umori del momento o da circostanze, per così dire, accidentali. Lo stesso vale per la programmazione del personale docente. Un esempio clamoroso è offerto proprio dai tre docenti di cui sopra, incaricati di una supplenza che non ci risulta mai conferita, almeno secondo le norme vigenti.

Ma così va il mondo: non c'è regola per chi va, né per chi viene, né per chi, qualche volta, ritorna.


ireneo.galizia@libero.it

(in collaborazione con Strepsiade)