Cronistoria di una brutta storia

La storia dell’ISU, dell’ISIT e del SUM è talmente complicata che è difficile orientarsi e capire. Questa bizzarra costruzione di scatole cinesi è così oscura, soprattutto nelle finalità, che non solo gli sprovveduti e i non addetti ai lavori, ma anche intelletti sani (per dirla con Dante) e scafati indagatori degli anfratti accademici rischiano di smarrirsi nei meandri delle continue metamorfosi, dei doppioni, dei sinonimi e degli hapax: per esempio, che cosa sarà mai quella ‘struttura a rete’ magnificata come il top dell’eccellenza, il futuro che avanza, l’avanguardia delle avanguardie? Fra tante parole al vento e tanti insopportabili articoletti agiografici pubblicati, forse anche in buona fede, su prestigiosi quotidiani, chi vuol chiarirsi le idee farà bene a leggersi, in questo sito, le riflessioni di Lucia Lazzerini (Senza rete), dove si dimostra che, dietro la cortina fumogena delle finte innovazioni, dei proclami reboanti e dei progetti strampalati (tipo quello, da teatrino dell’assurdo, seppellito nel ridicolo in Tu vo’ fà l’americano…), di concreto c’è assai poco. Insomma, il re di denari (il SUM) è nudo bruco.  

Storia oscura, dicevo; e confusa al punto che anch’io mi sono sbagliato. Anzi, riconosco pubblicamente la mia bévue e, visto che siamo in tempo di Quaresima, mi cospargo il capo di cenere. Ritenevo infatti che l’ISIT, consorzio nato per promuovere la costituzione dell’Istituto Italiano di Scienze Umane, avesse cessato di esistere nel momento in cui era sorto il SUM, cioè l’Istituto Italiano di Scienze Umane: e così avevo scritto (cfr. L’arcano dell’eccellenza). Ma, come ho detto, mi sbagliavo. E siccome non tutto il male vien per nuocere, dal mio errore traggo un prezioso insegnamento: mai pensare che gli eventi (e soprattutto gli enti) universitari seguano un corso logico.  

Esempio: se un consorzio X viene costituito per fondare un certo istituto, che ne sarà di X una volta nato l’istituto? A rigor di logica, risponderete voi, dovrebbe cessar di esistere, suicidarsi, sparire. Ingenui! Babbei! Invece sopravvive, è chiaro: perché buttar via tanti bei posticini dove collocare i propri cari, i colleghi più fidati, i simpatizzanti, gli amici degli amici? Gli enti universitari sono come il maiale: non si butta via nulla.

 Per ammenda, dunque, e per evitare che altri bietoloni come me incorrano nello stesso equivoco, ho allestito una cronistoria minima che riassuma in pochi punti essenziali questa ingarbugliata vicenda di gemmazione progressiva e continua (alla fine, una vera proliferazione) di enti inutili in ambito universitario.

 Che nessun salutare rasoio di Occam intervenga mai a far piazza pulita di questi cespugli tanto rigogliosi quanto tossici, covo di privilegi, di abusi e d’intrallazzi che offendono la cultura nel luogo deputato a produrla, è una delle sciagurate conseguenze di quell’autonomia che ha ridotto l’università una babele (ma il termine più crudo usato dal ministro Mussi, e riportato da tutta la stampa, rende meglio l’idea).

 Bene: d’ora in poi il mio bignamino me lo porterò sempre dietro, gelosamente custodito nel taschino del gilet, per averlo a portata di mano nel caso mi si offuschi la memoria. Eccolo qui, il microcompendio di questo pasticciaccio brutto all’italiana attecchito nell’humus fertile dell’università di Firenze:

8 maggio 2001: nasce l’ISU. L’allora Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca, all’interno della programmazione del sistema universitario per il triennio 2001-2003, istituisce l’Istituto di Studi Umanistici (= ISU), che successivamente sarà riconosciuto dagli organi accademici come “Centro di Ricerca Trasferimento e Alta Formazione con autonomia amministrativa, contabile e di spesa”.

12 ottobre 2002: il Consiglio Scientifico dell’ISU approva la costituzione del Consorzio “Istituto italiano di Scienze Umane”(= ISIT); tale consorzio comprende l’Università di Firenze, Bologna, Napoli Orientale, Napoli Federico II, Napoli Suor Orsola Benincasa.

 25 ottobre 2002: il Consiglio di Amministrazione dell’Ateneo Fiorentino approva la costituzione del Consorzio ISIT.

 30 ottobre 2002: viene sottoscritto l’atto costitutivo dell’ISIT.

 6 novembre 2002: il Senato Accademico ratifica la costituzione dell’ISIT. Al punto 19 dell’o.d.g. si legge: Consorzio interuniversitario per la costituzione dell’Istituto italiano di Scienze Umane”.

 18 novembre 2005: nasce il SUM (= Istituto Italiano di Scienze Umane). Con D.M. pubblicato sulla G.U.del 1° dicembre 2005 viene istituito il SUM come “Istituto di istruzione universitaria di alta formazione dottorale con ordinamento speciale”.

 27 marzo 2006: il consorzio ISIT continua a esistere. L’Assemblea del Consorzio delibera di “procedere ad una revisione dello Statuto del Consorzio stesso”. Queste le motivazioni della revisione:

“le strutture di cui si era dotato detto Consorzio risultano obiettivamente eccedenti la sua specifica funzione, quale determinata dal nuovo assetto delle attività già svolte dal consorzio, gran parte delle quali sono ora passate all’Istituto Italiano di Scienze Umane”. Sicché “appare doveroso - in conseguenza del riconoscimento quale autonoma Università dell’Istituto Italiane di Scienze Umane - procedere alla ridefinizione delle strutture del Consorzio per renderle coerenti con la mutata situazione nella quale il Consorzio stesso si troverà ad operare”. A tale dovere si adempie dunque “in considerazione del fatto che la recente istituzionalizzazione del SUM richiede, da un lato, che vengano ridefiniti i compiti del consorzio e dall’altro che vengano semplificati gli organi statutari”.

 Ottobre 2006: viene costituita una Commissione, composta dal Preside di Giurisprudenza, Michele Papa, dal Preside di Lettere e Filosofia, prof. Franca Pecchioli Daddi, e dal Preside di Scienze Politiche, prof. Franca Alacevich, con l’incarico di “individuare forme e modalità di gestione dei rapporti tra l’Ateneo, il Consorzio e l’Istituto Italiano di Scienze Umane”.

 17 gennaio 2007: il Senato Accademico dà mandato ai Presidi di Giurisprudenza, Scienze Politiche e Lettere e Filosofia di procedere alla revisione dello statuto dell’ISU.

 7 febbraio 2007: il Senato Accademico approva il rinnovato statuto del Consorzio ISIT, ora denominato “Consorzio per la promozione e il sostegno di attività comuni di alta formazione e di ricerca nel campo delle Scienze Umane e Sociali” in quanto il suddetto Consorzio, fondato “per la costituzione dell’Istituto italiano di Scienze Umane”, ha già assolto il suo compito istituzionale: l’Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM) non solo è nato, ma è diventato ormai, come si è visto, un ateneo autonomo e cammina (o dovrebbe camminare) con le sue zampe.

 23 febbraio 2007: il Consiglio di Amministrazione approva il testo del nuovo statuto ISIT formulato dal Senato Accademico in data 7 febbraio 2007.

 Questi alcuni degli scopi del “Consorzio per la promozione e il sostegno di attività comuni di alta formazione e di ricerca nel campo delle Scienze Umane e Sociali”: l’ISIT

  - promuove, sostiene, incrementa, favorisce le attività di alta formazione e di ricerca comuni ai consorziati;
 - offre sostegno ‘anche didattico’ ai corsi di dottorato dei consorziati;
 - collabora a programmi di ricerca post-dottorali e a corsi di perfezionamento;
 - compartecipa “a bandi di concorso per l’esecuzione di attività didattiche, formative e di ricerca”;
 - organizza convegni, congressi, seminari.

Questi i principali canali di finanziamento:

1)      quota consortile di € 10.000,00;

2)      donazioni e lasciti;

3)      contributi dall’Unione europea

4)      contributi MIUR.

Questi gli organi:

1)      Consiglio dei Consorziati;

2)      Direttore del Consorzio;

3)      Collegio dei Revisori dei conti.

 

Di fatto l’ISU ha generato l’ISIT; l’ISIT, nato per dare alla luce il SUM, ha felicemente partorito il pargolo eccellente; ma, pur avendo esaurito il suo compito procreativo, è rimasto accanto ai diletti ISU e SUM. Bell’esempio di famiglia allargata!

Così le facoltà di Lettere e Filosofia, di Scienze politiche e di Giurisprudenza si trovano a fronteggiare la concorrenza di strutture ben più ricche e potenti. Qualcuno obietterà: il confronto stimola, la concorrenza tonifica e irrobustisce. Qui però la lotta si fa impari, la competizione infernale, la vita più dura di quella dei dannati nell’affresco dello Zuccari. Gli avversari ora sono due, non solo il SUM, ma anche il consorzio ISIT; entrambi spadroneggiano senza neppure degnarsi di consultare gli enti fondatori e spudoratamente s’ingozzano di quattrini allungando tentacoli in logge e storiche altane. La questione è morale prima ancora che giuridica: si tratta in ogni caso di Istituti pubblici, ma alcuni godono di privilegi che ad altri (ossia alle facoltà) sono negati. “Non sono altrettanto eccellenti”, replicheranno i soliti soloni. Eh già, non sono stati abbastanza svelti e abili a mettersi in testa quella corona d’eccellenza che i napoleoncini di Palazzo Strozzi esibiscono tronfi e arroganti:

IO ME L’HA DATA, GUAI A CHI ME LA TOCCA !

 ISU, ISIT e SUM convivono ora tutti e tre nel bellissimo palazzo fiorentino progettato da Benedetto da Maiano: felici, contenti e anche benestanti, grazie ai generosi contributi del Comune, della Provincia e soprattutto del Ministero dell’Università e della Ricerca Scientifica. E poi si dice che lo Stato non aiuta le famiglie! Quanti altri rampolli - frutto di partenogenesi o di rapporti incestuosi - metteranno ancora al mondo i nostri cari (in tutti i sensi) Istituti, così ossequenti al precetto biblico “Crescete e moltiplicatevi”?

 

Tanto, se anche la divina provvidenza si distraesse un po’, ci sarà sempre il contribuente che provvederà, di tasca sua, a mantenerli nell’agiatezza …

 

 

14.03.2007

 

Ireneo.galizia@libero.it (in collaborazione con Strepsiade)