Il dono grazioso

Non era mai successo che un Coordinatore di Polo si scomodasse per segnalare un convegno. Questa volta è avvenuto, ed è avvenuto per un convegno di Antichità Cipriote, al quale è stata destinata, grazie alla particolare benevolenza delle alte sfere dell’Ateneo, una cifra consistente: un dono grazioso, si badi bene, votato dal Senato Accademico, e non il risultato di una rigorosa e ponderata selezione di proposte. Tanto più sorprendente appare dunque il fatto che nessuna delle tre giornate si svolga presso la Facoltà di Lettere e Filosofia (e neppure presso il prestigioso Dipartimento di Scienze dell’Antichità "Giorgio Pasquali"). Certo l’Aula Magna del Rettorato è una sede di tutto rispetto, ed è ugualmente importante il Museo Fiorentino di Preistoria, ma forse la derelitta Facoltà di Lettere e Filosofia, sempiterna cenerentola, non meritava l’ennesimo affronto (dopo quello d’essere ignorata in occasione della visita del Presidente Napolitano, calorosamente accolto, per contro, da quel SUM nella cui ‘rete’ napoletana, ci dicono, guizza – con un contratto temporaneo – un pesciolino illustre, nipotino, guarda caso!, dell’inquilino del Colle), la nuova umiliazione di dover cedere ancora una volta la scena al ‘mattatore’ SUM, dove appunto – presso l’Altana di Palazzo Strozzi – si svolge una delle tre giornate. Perché questa translatio studiorum? L’organizzatore, stando a quanto si legge nell’invito, è il Dipartimento di Scienze dell’Antichità, non certo l’eterogeneo team delle cosiddette Eccellenze, tra le quali non risulta alcun docente di civiltà egee; e dunque mal si comprende questa migrazione che va a dar lustro all’ateneuzzo concorrente, perennemente agghindato di paillettes e stole di marabù, sempre più simile a un’anziana soubrette – di costumi non proprio austeri – che tenti di nascondere dietro orpelli sgargianti rughe e cellulite (fuor di metafora, le idee ammuffite di cui è espressione il vetusto notabilato accademico insediatosi a Palazzo Strozzi). Noi, in verità, di un’altra e diversa translatio studiorum abbiamo un’esperienza ormai annosa (e anche molto penosa): quella degli studenti del SUM che approdano a piazza Brunelleschi per chiedere consulenze ai professori della Facoltà di Lettere e Filosofia e per utilizzare la Biblioteca Umanistica, per la quale – primo risultato degli accordi del luglio 2008 – sono provvisti di regolare tesserino. Com’è possibile questa discrasia? Come si può tollerare che il SUM, che ingoia montagne di denaro pubblico evidentemente sottratti ad altri e più produttivi investimenti universitari, gravi sulle strutture della miserabile Facoltà di Lettere, dove mancano i fondi persino per la carta igienica? E come si spiega che gli studenti vadano disperatamente in cerca di assistenza proprio a Lettere? Come mai i quattrini stanno da una parte e la memoria storica del sapere, le competenze e la capacità didattica da un’altra?

ireneo.galizia@libero.it

Firenze, 21.04.09