Exemplum fictum

 

L’Italia, come tutti sanno, è la patria del diritto (anche del dottor Azzeccagarbugli, replicherà qualcuno; ma non dovete farci caso, sarà uno della solita cricca di bastian contrari, disfattisti, cassandre, rompiscatole, piantagrane e simili). Le menti più acute nell’esegesi delle pandette, i più fini cesellatori del giure dove li trovate, se non nel Belpaese?

Oggi 20 settembre 2007, per esempio, tutti i quotidiani riportano le sottili argomentazioni della procura di Roma sull’affare Visco-Guardia di Finanza: il comportamento del viceministro dell’economia nei confronti del generale Speciale fu certamente “illegittimo”, ma nulla di più. Di reati nemmeno l’ombra. Insomma, il suddetto Visco è sì un ragazzo un po’ discolo, ma non è proprio il caso di prendere provvedimenti disciplinari; quanto al riformatorio, per carità!, ma siamo matti? nemmeno pensarci. Una tiratina d’orecchi e via, tutto a posto. Del resto, che volete che sia un minuscolo, insignificante “comportamento illegittimo” privo di qualsiasi rilevanza penale? Siamo in Italia, patria dell’ipergarantismo e del perdonismo: non abbiamo forse un omicida eletto in Parlamento e, per giunta, nominato vicesegretario della Camera? Immagino che la maggior parte dei connazionali si senta rappresentata da questo - si fa per dire - onorevole: più degli altri, di sicuro, Mariella Magi, rimasta vedova poco più che ventenne, con una bambina piccolissima da tirar su, grazie agli assassini di Prima Linea (del cui gruppo faceva parte il suddetto deputato, Sergio D’Elia) che nel 1978 a Firenze le trucidarono il marito Fausto Dionisi, un ragazzo di appena ventitré anni che manteneva la famiglia col suo lavoro di agente di polizia. Oh sì, lo sappiamo bene: nessuno tocchi Caino. Se volete tirar randellate, fate pure, ma abbiate l’accortezza di darle ad Abele, che tanto c’è abituato.

Anche fare il lavavetri, ci spiegano, non è reato, è un illecito amministrativo. A questo punto ci attanagliano i dubbi. Vuoi vedere che (dopo la modifica garantista del reato di abuso d’ufficio) nell’università dei garantisti e degli azzeccagarbugli puoi anche presiedere la commissione che ti deve chiamare? Abuso di certo non è, mancano dolo, danno o guadagno; che sia un piccolo “illegittimo”, alla Visco? O nemmeno quello? Forse è solo cattivo gusto, una cafonata. Ma le cafonate, ovviamente, non interessano il legislatore (caso mai la genetica: cafoni si nasce, potremmo dire parafrasando Totò, e qualcuno, modestamente, lo nacque).

Allora, visto che siamo entrati nello spinoso argomento ‘università e legalità’, facciamo un exemplum fictum, sulle orme degli antichi glossatori. Al posto dei tradizionali Tizio, Caio e Sempronio mettiamoci, per convenzione, la sora Lella. Dunque, poniamo che la sora Lella, docente di Archeologia azteca, sia presidente del corso di laurea in “Gastronomia toscana”. La sora Lella prende l’aereo e se ne va in Messico a studiare con finanziamento pubblico: una ricognizione al Castillo di Chapultepec, poi una visita al parco di Xochimilco, già che ci siamo un’escursione sul Popocatépetl e una puntatina a Cancún. Beh, direte voi, dov’è il problema? La sora Lella sarà andata in missione coi suoi fondi di ricerca: tutto in regola. Eh no, è qui che sbagliate: la sora Lella ha viaggiato in lungo e in largo a spese del corso di laurea di cui è presidente.

“Boh… che c’entra la Gastronomia toscana col Messico e gli Atzechi?” domanderà qualcuno più sveglio di altri. Ecco il punto. Non c’entra nulla. E i corsi di laurea, che si occupano della didattica, non hanno competenze nell’ambito della ricerca, né tanto meno possono erogare fondi. Allora, per tornare a bomba, sottoponiamo agli illustri giuristi il seguente quesito: utilizzando impropriamente quei fondi, di che cosa si è resa responsabile la sora Lella? Di un illecito amministrativo (vedi lavavetri), di una marachella ‘illegittima’ (vedi Visco) o d’un qualche reato?

Di lontano, la vocina di un grillo parlante: “ma quale illecito, ma quale reato! Va’ a farti friggere, tu e i tuoi arzigogoli legalitari! Secondo me la sora Lella ha fatto bene, e basta. Tanto, così fan tutte, per dirla con Lorenzo da Ponte, e se vuoi ti canticchio anche una cavatina mozartiana. Anzi, no, per te meglio il recitativo: ‘Scioccherie di beoti…’ E sappi che preside  e docenti (per la maggior parte) la pensano come me”.

Preside?!? Docenti?!? O come avrà fatto quella piattola parlante a sapere che l’exemplum non era del tutto fictum?