E ora, tutti in piazza per Franca

 Da “Repubblica” di sabato 3 ottobre 2009

 Marinelli chiede i danni a “Repubblica”

Vuole 700mila euro per gli articoli sul concorso vinto da suo figlio  

Il professor Augusto Marinelli, ordinario di economia agraria ed estimo rurale e dal 2000 rettore dell´università di Firenze (lascerà l’incarico a novembre), ha presentato un atto di citazione per danni nei confronti del nostro giornale, a cui chiede un risarcimento di oltre 700 mila euro. Il rettore si ritiene diffamato da 14 articoli pubblicati da Repubblica fra il 3 luglio 2004 e il 10 aprile 2008: articoli che - a suo giudizio - miravano a ingenerare nei lettori la convinzione che egli sarebbe «persona priva di trasparenza e non corretta, dedita al favoritismo ed addirittura appartenente ad ipotetici gruppi criminali». Gli articoli riguardano il concorso per un posto di ricercatore di economia agraria bandito dalla facoltà di medicina dell´università di Firenze e vinto il 17 ottobre 2002 dal figlio del rettore, Nicola Marinelli, che all’epoca non era ancora dottore di ricerca e aveva all´attivo due pubblicazioni in proprio. Nicola Marinelli era rimasto l´unico concorrente in seguito al ritiro degli altri tre candidati: nell´atto di citazione il rettore afferma che tale ritiro non era dipeso dalla presenza del dottor Nicola Marinelli, «di cui» gli altri concorrenti «non ne erano nemmeno a conoscenza» (sic). In alcuni degli articoli sotto accusa la vicenda del concorso vinto dal figlio del rettore veniva inquadrata nel più generale problema del reclutamento dei docenti universitari di economia agraria nelle università italiane: reclutamento che, secondo gli esposti presentati dal professor Quirino Paris dell´Università di California, è stato per anni rigidamente condizionato e controllato da un «gruppo di potere». Nell´inchiesta aperta a Firenze e trasmessa a Trieste il rettore Marinelli non risultava fra gli indagati. Nelle imputazioni invece figurava il concorso di suo figlio, e due dei commissari esaminatori, indagati con altri quattro docenti per associazione a delinquere e abuso d´ufficio, erano indicati come membri della «potentissima lobby» in grado di condizionare l´intera disciplina della economia agraria. La procura di Trieste ha chiuso l´inchiesta riconoscendo l´«assoluto predominio» di quel «gruppo di potere», ma chiedendo l´archiviazione perché un «buco legislativo» impedirebbe di punire quel pervasivo sistema di concorsi pilotati. Il rettore attribuisce agli articoli di Repubblica «un intento persecutorio». A suo giudizio, pubblicando la storia del concorso di suo figlio, la autrice «ha voluto trasmettere al lettore, attraverso un uso non sereno dell´informazione, un messaggio gravemente lesivo» della sua immagine, «offrendo una ricostruzione ed una valutazione della notizia del tutto soggettiva, infondata e diffamatoria, pur tentando subdolamente di mantenere sempre un tono del tutto asettico». Nel chiedere un adeguato ristoro per i danni patrimoniali e morali subìti, il rettore afferma: «È indubbio che i fatti narrati siano di enorme gravità». Da un diverso punto di vista, lo crediamo anche noi.

All’autrice degli articoli, Franca Selvatici, che ha solo riportato fatti incontestabili (oltre alle considerazioni, davvero non prive d’interesse, di un magistrato), tutta la solidarietà di Ateneopulito. All’ormai quasi ex rettore Marinelli, venuto dall’Irpinia per tenere alto il prestigio culturale di Firenze nel mondo, anzitutto una domanda: perché non si munisce di potenti talismani contro la iella da refuso che lo perseguita? Perché non invoca benedizioni, visto che perfidi demonietti si divertono a sgangherare la prosa grammaticalmente ineccepibile dei suoi interventi disseminando pronomi aberranti e apostrofi incongrui (vedi il nostro post Un ateneo migliore )? In Far West  abbiamo puntualmente ripreso gli scritti della brava giornalista di “Repubblica” e abbiamo ricordato che Marinelli (insieme a Schiavone, potente direttore dell’Istituto Superiore di Scienze Umane, e a Trombetti, rettore dell’università Federico II: bel trio tutto napoletano per un’ateneo - con l’apostrofo - fatto in casa, come la pummarola verace) era stato raggiunto da un avviso di garanzia per le disinvolte procedure di chiamata dei professori al SUM. Pare che qualcuno avesse fatto notare a Schiavone un minuscolo sospetto di conflitto d’interesse o d’incompatibilità nel suo essere insieme Presidente della Commissione giudicante e candidato, ma per tutta risposta il noto docente e pubblicista di “Repubblica” avrebbe citato il suo grande conterraneo Totò: “Quisquilie, pinzillacchere...”. Del resto nessuno potrà dire che la Commissione - dal maître à penser Schiavone al matematico Trombetti al nostro Marinelli, fine umanista oltre che autorità indiscussa nel campo dell’Estimo rurale - non avesse titolo per giudicare lavori di storia o di filologia.

Già che ci siamo, ricordiamo gli ultimi sviluppi: ora Schiavone risulta indagato per il reato, ben più grave, di peculato. Ma sul SUM continua a riversarsi una caterva di milioni: da ultimo - è notizia di pochi giorni fa - quelli per la residenza universitaria di viale Corsica. Se l’eccellenza (e i conseguenti fondi) dei dottorati si misurano sulle domande, chi potrà tener testa ai furbetti di Palazzo Strozzi? Quale aspirante al dottorato, indipendentemente dalla qualità della cosiddetta ‘offerta formativa’, resisterà alle lusinghe di un residence extralusso gratuito in una città come Firenze? Ergo, pioveranno sul SUM migliaia di domande e, di conseguenza, milioni a palate. Un circolo vizioso che potremmo definire grottesco, se non comportasse effetti letali sui dottorati delle altre università. Ma si può sapere quali menti diaboliche escogitano sistemi di valutazione siffatti? Quali poteri trasversali, nell’indifferenza generale, s-governano l’istituzione accademica, probabilmente con l’unico obiettivo di sfasciarla?

Per ulteriori riflessioni in tema di valutazione, segnaliamo il dossier allestito dall’università di Macerata:

http://www.unimc.it/notizie/se-questa-vi-sembra-una-valutazione

dossier che ha avuto larga eco sulla stampa, anche per i bellicosi proclami anti-Gelmini del rettore dell’ateneo marchigiano, Roberto Sani. Il quale, ahimè, è però coinvolto in un altro triste aggiornamento, nell’ennesima pagina nera delle vicende sempre più sconfortanti dell’università italiana: è di questi giorni la notizia del rinvio a giudizio dello stesso Sani, del preside di Scienze della Formazione Michele Corsi e del prof. Aldo Colleoni, con le imputazioni di truffa, falso ideologico e abuso d’ufficio, per i fatti su cui a suo tempo Ateneopulito aveva richiamato l’attenzione (cfr. il post Non c’è due senza tre; ma si veda anche, per altre storie maceratine poco edificanti, Plagi e parentopoli).