Il gatto e la volpe

Finalmente il gatto e la volpe sono riusciti a mettere le zampe sugli zecchini d'oro cui ambivano forse fin dai tempi dell'altro e meno dorato Zecchino, di nome Ortensio. Con D.M. 30 novembre 2006 Aldo Schiavone è stato nominato Direttore del SUM, mentre Umberto Eco è divenuto Presidente del Consiglio di Garanzia.

Schiavone è stato eletto (come prevede l'art. 9 dello Statuto del SUM) a scrutinio segreto dai professori di prima fascia a tempo pieno dell'Istituto, sette in tutto, e non sappiamo se abbia votato scheda bianca (per fair play) o se stesso (per fare l'en plein). Visti i precedenti, non ci sarebbe da meravigliarsi. D'altra parte gli altri 6 ordinari devono a lui il loro trionfale approdo al SUM, e dunque il risultato della votazione era scontato quanto l'esito delle procedure di trasferimento fin qui espletate (a proposito: abbiamo vinto, ça va sans dire, la scommessa sul finto bando del posto confezionato su misura per Guido Martinotti, che non si è lasciato scappare l'occasione di abbandonare la sua Bicocca per traslocare, dal prossimo 1° novembre, nella sontuosa dimora di Palazzo Strozzi). Quindi, Direttore del SUM sarà - ora e probabilmente sempre - Aldo Schiavone.

Per sempre? Ma va', le solite esagerazioni, obietterà qualche candido lettore. È mai possibile una carica a vita in un ente pubblico, dopo tutte le discussioni sulla scandalosa inamovibilità del governatore di Bankitalia (in realtà i vertici del massimo istituto bancario non sono di nomina governativa, come molti credono: la maggioranza del capitale è detenuta da San Paolo-Intesa, Capitalia e Unicredito, che avrebbero potuto spedire a casa Antonio Fazio in qualsiasi momento)? Dopo il tormentone sull'opportunità di mandare in pensione, oltre ai vescovi, anche i pontefici decrepiti, e il gossip periodicamente rispolverato sull'abdicazione della regina Elisabetta? Ebbene sì, è possibile. Dal comma 5 del medesimo articolo 9 si apprende che:

[Il direttore] dura in carica un quadriennio accademico e può essere rieletto.

Capito il trucco? Mentre tutti gli altri - sindaci che si candidano abusivamente, rettori (Marinelli in testa) che millantano l'urgenza di modifiche statutarie per conservare poltrona e privilegi - si affannano ad aggirare leggi o statuti che vietano il terzo mandato, il Direttore del SUM può ridersela allegramente di questi patetici travet del cadreghino. Basta un colpo di genio, no? Lo statuto del SUM dice solo che il Direttore "può essere rieletto". Per quante volte, non si sa. Del resto, perché scendere in particolari irrilevanti? Perché porre scadenze alla divina provvidenza? Specialmente quando il Direttore è (o meglio, si presenta come) l'uomo della provvidenza: è lui che firma i bandi, lui che presiede le commissioni delle valutazioni comparative, lui che firma l'esito delle procedure di trasferimento, lui che certifica la regolarità degli atti (lo ha rilevato, con sottile ironia, Fabio Sottocornola sul "Mondo" del 9 febbraio 2007, p. 73).

E allora: Dio ce l'ha dato, guai a chi ce lo tocca. Meno male che il suo mandato è senza limiti. "Dove lo troviamo un altro così?", diranno estasiati i miracolati di sant'Aldo, coprendolo di ex-voto. Si uniranno al coro osannante i colleghi del Consiglio di Garanzia, che sono (oltre all'ubiquo Direttore, beninteso):

Umberto Eco, Presidente
Pier Ugo Calzolari, Rettore dell'Università di Bologna
Pasquale Ciriello, Rettore dell'Istituto Universitario di Napoli "L'Orientale"
Francesco De Sanctis, Rettore dell'Università di Napoli "Suor Orsola Benincasa"
Silvano Focardi, Rettore dell'Università di Siena
Augusto Marinelli, Rettore dell'Università di Firenze
Guido Trombetti, Rettore dell'Università di Napoli "Federico II".

La composizione del Consiglio di Garanzia è stabilita dai commi 1 e 2 dell'art. 17 dello Statuto del SUM:

1. Al fine di mantenere il raccordo strutturale dell'Istituto con le Università della rete di cui al precedente art. 2* è costituito il Consiglio di Garanzia, composto dai Rettori delle Università della rete stessa.
2. Partecipa al Consiglio, con diritto di voto, il Direttore dell'Istituto.

* Per comodità del lettore, e per sua delizia, si riporta anche l'articolo 2, comma 1, dello Statuto del SUM: "L'Istituto svolge la propria attività didattica e scientifica mediante un sistema a rete, sia promuovendo stabili collaborazioni con le Università italiane e straniere, al fine di contribuire a valorizzarne le attività, di creare opportune sinergie e di favorire, attraverso forme di mutuo sostegno, l'innalzamento del livello qualitativo della didattica e della ricerca nel sistema universitario italiano".


Parrebbe, a prima vista, che tale Consiglio di Garanzia dovesse esser costituito solo dai Rettori delle Università della rete e dal Direttore, cioè Aldo Schiavone. Allora il Presidente sarà scelto all'interno di questo consesso, penserà il solito candido lettore. Nemmeno per sogno! Ecco quanto prescrive il comma 1 dell'art. 18:

Il Consiglio è presieduto da un professore universitario di prima fascia, anche fuori ruolo o in pensione, di riconosciuto prestigio scientifico, nazionale e internazionale, che abbia contribuito in modo significativo allo sviluppo delle scienze umane e alla loro diffusione.

Inutile dire che l'espressione "anche fuori ruolo o in pensione", con quel che segue, già delineava in filigrana il ritrattino del predestinato alla carica, ovvero l'Eco Umberto. Tra l'altro, il Presidente è nominato su proposta del Direttore, ossia di Schiavone (tout se tient); e, come il Direttore, non ha limite di mandato:

[Il Presidente del Consiglio di Garanzia] dura in carica un quadriennio e può essere riconfermato.

Riconfermato finché morte non li separi? Nulla osta. E c'è di più. Tutto è stato previsto con meticolosa attenzione e astuzia volpina (non a caso, all'inizio, abbiamo evocato i due personaggi pinocchieschi: non chiedeteci però chi è il gatto e chi è la volpe. Vi lasciamo volentieri la soluzione dell'enigma). Diamo un'occhiata al comma 4 dell'art. 18:

In caso di assenza o d'impedimento del Presidente, le relative funzioni sono esercitate dal Direttore dell'Istituto.

Et voilà, les jeux sont faits. Ancora una volta rispunta lui, il sempiterno Aldo Schiavone. Docente, Direttore, Garante-facente-funzione e chi più ne ha più ne metta. E con lui rispunta una domanda: chi garantirà il buon funzionamento del Consiglio di Garanzia? Non certo i professori dell'ateneo fiorentino, che tacciono sul neonato mostro della porta accanto illudendosi di ottenere un piattino di lenticchie in cambio del loro silenzio. Non certo la stampa (in particolare quella cittadina) da sempre reticente nei confronti del SUM e delle sue bizzarre peculiarità.
Eppure, che qualcosa non vada per il verso giusto deve'essere stato percepito anche dalla Commissione costituita dai Presidi delle facoltà (Lettere e Filosofia, Giurisprudenza e Scienze Politiche) più colpite - per l'esodo di docenti e di dottorati verso il centro d'eccellenza - dal disagio che l'avvento del SUM ha provocato nell'ateneo fiorentino. Proprio da tale Commissione, che ha il compito di esaminare i rapporti delle tre facoltà con il SUM, è emersa l'esigenza di rivedere lo statuto dell'ISU, cioè la "Scuola di alta formazione" dell'ateneo fiorentino. Nell'estratto del verbale del Senato Accademico del 17 gennaio 2007, punto 3 all'o.d.g. (che riguardava la "Designazione del componente dell'Università nel Consiglio direttivo dell'Istituto italiano di Scienze Umane": il designato è il latinista Mario Labate, coordinatore del dottorato di ricerca in Studi di Antichità, Medioevo, Rinascimento), si legge che il Senato Accademico ha deliberato "di dare incarico ai sunnominati tre Presidi di procedere alla revisione dello Statuto dell'ISU".
Se son rose fioriranno… ma temiamo, ahinoi, un rigoglioso sviluppo di spine.

ireneo.galizia@libero.it


Postilla

Il nostro prezioso e solerte collaboratore Ireneo Galizia segnala alcune macroscopiche anomalie nello statuto del SUM. Ma per chi si metta a spulciare il sito di quell'Istituto, le sorprese non mancano di sicuro. Facciamo un esempio: sappiamo che il SUM ha sette docenti di ruolo, cooptati dal Consiglio provvisorio nell'ormai famosa seduta di cui si è detto nel pezzo L'eccellenza sono me. Ma il sito ufficiale, sotto l'etichetta Docenti impegnati a tempo pieno, riporta altri tre nomi: Omar Calabrese, Paolo Prodi e Patrizia Violi.

Orbene: mentre Paolo Prodi non figura più nell'organico del Miur e dunque è libero di fare ciò che più gli aggrada, Omar Calabrese e Maria Patrizia Violi risultano in forza rispettivamente all'università di Siena e a quella di Bologna. Come fanno a essere contemporaneamente docenti a tempo pieno del SUM? S'impegnano forse in 350 ore di attività didattica al SUM (ché questo significa essere docenti a tempo pieno) e altrettante ne macinano nei loro atenei? E a quale titolo, pur restando incardinati nelle rispettive università e da queste stipendiati, i suddetti svolgono attività a tempo pieno presso un altro ateneo? Usufruiscono forse di un comando? Sembra alquanto improbabile: la legge 18 marzo 1958, n. 311, art. 11, comma 1°, vieta espressamente, in linea generale, il comando di professori universitari da una ad altra istituzione universitaria. E allora? Quale alchimia sarà stata escogitata per consentire, restando nella legalità, una situazione così stravagante? Ministero dell'Università e della Ricerca Scientifica, se ci sei batti un colpo e spiegaci l'arcano.

Quanto al Consiglio di Garanzia, caro Ireneo, se lo presiede Umberto Eco, che cosa vuoi di più? Eco, garantista a oltranza, ha garantito persino il conte Libri. Riassumo brevemente la storia: Guglielmo Libri, conte della Sommaia, nato a Firenze nel 1803 e morto a Fiesole nel 1869, era un personaggio genialoide e mattoide. A soli 21 anni (o tempora! o mores! Arrossisca chi ha trasformato le nostre università - SUM compreso - in gerontocomi) fu nominato professore di Fisica matematica all'università di Pisa; a 34 fu chiamato alla Sorbona. Ma Libri non era solo un brillante ingegno matematico: era anche un bibliofilo competentissimo, appassionato (e, come i fatti avrebbero poi dimostrato, maniaco). Nel 1839 divenne Ispettore delle Biblioteche di Francia: sennonché spesso le sue ispezioni coincidevano con la sparizione di codici preziosi. Nel 1850 fu processato per furto e condannato in contumacia a 10 anni (nel frattempo era scappato a Londra, sempre proclandosi innocente e vittima d'un complotto). Nonostante qualche tentativo di riabilitazione, la colpevolezza del Libri è certa al di là di qualsiasi ragionevole dubbio. Lo dimostrò a suo tempo Léopold Delisle, che riaprì l'intero dossier e, dopo minuziose indagini, concluse che le responsabilità del nobiluomo fiorentino erano inconfutabili. Tant'è vero che nel 1888 il governo francese chiese formalmente alle autorità britanniche la restituzione di alcuni preziosi manoscritti che, trafugati da Libri, con lui avevano attraversato la Manica per finire poi sul mercato antiquario londinese. E la restituzione, dopo lunghe trattative, fu concessa.

Volete un'ulteriore conferma dei misfatti del conte? C'è un caso clamoroso che ci riguarda da vicino, quello di due opere di attribuzione discussa ma assegnate a Dante da studiosi autorevoli, il Fiore e il Detto d'Amore. Il Fiore è conservato nel manoscritto H 438 della Bibliothèque Interuniversitaire, Section Médecine, di Montpellier; il Detto d'Amore si trova nel codice Ashburnham 1234 della Biblioteca Medicea Laurenziana di Firenze. I due testi sono scritti dalla stessa mano, identico è il supporto membranaceo, identiche le misure, l'impaginatura su due colonne, l'ornamentazione. Nessun dubbio che si tratti di parti di un codice unico smembrato. Da chi, e quando? Ecco quanto scrive Gianfranco Contini, massima autorità in materia (Il Fiore e il Detto d'Amore attribuibili a Dante Alighieri, Milano, Mondadori, 1984, pp. LI-LII): "…il manoscritto Ashburnhamiano 1234 è entrato in Laurenziana …col fondo Libri acquistato nel 1884 sull'eredità di lord Bertram Ashburnham (1797-1878), cui era pervenuto dal matematico, bibliofilo e cleptomane conte Guglielmo Libri, … saccheggiatore particolarmente delle biblioteche di provincia francesi". 'Saccheggiatore', in effetti, sembra l'epiteto più congruo al personaggio.

Le prove, insomma, appaiono schiaccianti; ma Umberto Eco non è convinto. Commosso dall'autodifesa strappalacrime di quel colto, arguto e intelligentissimo gentiluomo (nella cui sconcertante personalità non è chiaro dove finisca il cleptomane e cominci il furfante, o viceversa), ha riempito sul caso Libri bustine di Minerva e pagine sparse, propendendo caparbiamente per l'innocenza e adombrando nella condanna un caso di malagiustizia al servizio d'un complotto politico di stampo reazionario.
Dunque, chi più Garante dell'Umberto nazionale e internazionale? Il SUM può stare tranquillo. Noi, forse, un po' meno.

Lucia Lazzerini