Il nuovo che avanza

Egregia prof. Lazzerini,

negli ultimi tempi si è fatto un gran parlare del codice etico (a proposito: ho letto il suo articolo, che del resto è stato ripreso un po’ dappertutto, su riviste, giornali, siti web). Ebbene, a riprova dell’ipocrisia dominante, che anche Lei ha denunciato con divertente ironia, mi sento in dovere di segnalarle l’ennesima situazione imbarazzante.

Tra pochi giorni si dovrà eleggere il nuovo preside di Medicina e Chirurgia, e, come tutti sanno, il candidato è unico. Questa mia lettera potrebbe sembrare troppo ad personam, però credo che alcune riflessioni vadano comunque fatte. Osservo che l’attuale prorettore per i Rapporti con il Sistema Sanitario, il prof. Gian Franco Gensini, è stato già per 6 anni preside della Facoltà e che nel 2007 fu votato il prof. Orlandini (che poteva ricoprire il mandato per soli 2 anni) col palese intento di riaprire al più presto la strada al preside precedente. E infatti, come volevasi dimostrare, dopo un anno appena ecco il ritorno di Gensini, candidato unico. Se ne deduce che la Facoltà è ingessata, anchilosata, mummificata e non riesce ad esprimere alternative valide; forse perché la stragrande maggioranza del corpo docente, in tutt’altre faccende affaccendata, si disinteressa della gestione della Facoltà e preferisce delegare potere e controllo in cambio del quieto vivere.

C’è poi una questione ancora più delicata. Si era parlato d’introdurre nel famoso codice etico una norma che non avrebbe consentito a chi ha parenti nella stessa università di presentarsi per cariche direttive. Naturalmente, nel superfluo e un po’ ridicolo documento che alla fine è stato partorito, non c’è traccia alcuna di tale disposizione (la commissione incaricata di studiare ed elaborare il testo, formata dal prorettore vicario prof. Alfredo Corpaci, dai 5 rappresentanti d’area e, come membro esterno, dal prof. Paolo Caretti, non se l’è sentita - forse per motivi di conflitto personale - di adottare misure troppo rigorose). Così oggi il prof. Gensini può tranquillamente candidarsi alla presidenza di una Facoltà in cui ‘tiene famiglia’: la consorte Rosanna Abbate, Direttore del Dipartimento d’Area Critica Medico Chirurgica, e la figlia Francesca Gensini, ricercatore presso il Dipartimento di Fisiopatologia clinica.

Sappiamo bene che l’Università di Firenze è stata bersaglio di aspre critiche proprio per la pratica del nepotismo, diffusa ai più alti livelli (e il nome di Gensini non è certo stato risparmiato dalle polemiche). Se il codice etico mirava a dare un’immagine nuova dell’Ateneo, più rigorosa e dinamica, meno compromessa con le vecchie combriccole e gli annosi pasticci, e se questa è la prima risposta, come restyling non c’è male!

Un ultimo motivo di perplessità riguarda gli stretti rapporti del prof. Gensini con la Regione. Credo che andrebbe fatta chiarezza su tante questioni: la storia del consorzio ELISA - che non è un omaggio a Beethoven - dovrebbe pur avere insegnato qualcosa (su questa squallida vicenda, che presenta tuttora molti punti oscuri, si veda www.ateneofuturo.it ; in particolare: Il ‘valore aggiunto’ del Consorzio ELISA; Liquidazione del Consorzio ELISA; Il mistero del Consorzio ELISA; I conti del Consorzio ELISA, tutti pezzi molto istruttivi).

Ma, cara Professoressa, a fronte di tutto questo, dei misteri inquietanti, dell’etica di comodo, della moralizzazione ipocrita lasciata a metà, sta un coro di consensi, col responsabile della CGIL (che, forse per motivi di gratitudine, auspica un trionfale plebiscito) nel ruolo di sopranista; mentre io mi sento sempre più vox clamantis in deserto. Però… attenti: i plebisciti e le maggioranze bulgare non sono mai indice di vitalità culturale e di libertà, anzi. Sono segni lugubri e pericolosi d’involuzione antidemocratica.

 

Con i miei più cordiali saluti,

                                 Ireneo Galizia ireneo.galizia@libero.it

Firenze, 3 settembre 2008