La Piovra

Per gestire il potere negli atenei ci sono metodi da Cosa Nostra. Lo dicono i magistrati inquirenti, quei magistrati che hanno radiografato decine di assegnazioni di cattedre e messo le mani sul verminaio dei concorsi (…). C’è una cupola che controlla i concorsi. Molti hanno rinunciato a ogni parvenza di prestigio accademico e si organizzano secondo gli schemi dell’onorata società. Certi baroni, dicono i magistrati delle procure che indagano, si sono alleati come fossero dei capoclan. C’è chi parla di ‘intimidazioni’ o di qualche cosa che gli assomiglia molto da vicino. “Fanno patti scellerati, altro che logiche meritocratiche”, sostiene Guido Fiegna, membro del Comitato nazionale di valutazione del sistema universitario. Bari, Firenze, Siena e Bologna, ma anche altre città, Genova, Napoli, Pisa, Trento, Perugia, Padova e Palermo hanno brutte storie da raccontare. L’epicentro del fenomeno, comunque, è a Bari e a Firenze. Nel mondo accademico non è un mistero. Due matematici Mariano Giaquinta, della Normale di Pisa, e Angelo Guerraggio, della Bocconi di Milano, in un loro saggio, Ipotesi sull’università, scrivono che “se non si interviene subito, e con scelte precise, il declino non sarà l’espressione radical chic di pochi catastrofisti, ma un esito annunciato” (…).

 

Così scrive Anna Maria Sersale sul “Messaggero” di sabato 24.03.2007. A Firenze, in condominio con Bari, è attribuito un bel primato, non c’è che dire. Del resto c’era da aspettarselo: a parte le note vicende dei concorsi di cardiologia, gli scandali di agraria sono sulla bocca di tutti e da mesi il rettore Marinelli, manto d’ermellino ed espressione soddisfatta (“Specchio, specchio delle mie brame, sono o non sono il più potente del reame?”), campeggia da superstar in tutte le inchieste e i pamphlet su baronie e mafie accademiche. Era già assurto agli onori delle cronache quando il corpo docente della nostra università ha prima votato la modifica di statuto che consentisse la rielezione dell’ottimo, massimo, insostituibile Augusto, e poi ha confermato il Nostro (seppur non col plebiscito che lui sperava) alla guida di un ateneo che, se proseguirà sulla via della politica clientelare e demagogica da tempo intrapresa, di certo non avrà futuro. Da tempo qualche coraggioso denuncia quell’eclissi della legalità (si vedano, al riguardo, le considerazioni esposte nel sito www.rinnovareleistituzioni.eu) che contraddistingue ormai la vita accademica un po’ dappertutto, ma a Firenze in particolare. E che cosa raccoglie? Indifferenza (quando va bene), scherno e diffamazione.

 

Intanto, il ventilatore mediatico spara su Firenze raffiche di escrementi. Ma una schiera di pretoriani fa quadrato intorno ai massimi responsabili dello sfacelo. Prima o poi, per i fedelissimi stretti a coorte arriva anche il piatto di lenticchie: un posticino al figlioletto (andate a leggervi, a proposito dei nuovi assunti dell’università di Firenze, alcuni dei quali - tanto per cambiare - portano cognomi eccellenti, l’articolo Assunzioni di personale tecnico-amministrativo  nel sito www.ateneofuturo.it); un incaricuzzo di scarso prestigio, remunerato con qualche centinaio di euro; un concorsucolo di ricercatore per l’allievo prediletto. Inzaccherati di lordure come sono, costoro credono ancora di vivere nel migliore degli atenei possibili, gestito alla grande da un rettore abilissimo, persino carismatico ai loro occhi scerpellini. E senza nemmeno rendersene conto, sprofondano, sprofondano …