MARINELLI SUPERSTAR

 

 Ieri, 15 gennaio, è apparsa sui quotidiani la notizia delle nuove nomine al vertice dell'Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Con qualche risvolto inquietante (“Trame nell'ombra. I veri candidati al vertice mandano avanti gli altri senza dire cosa vogliono”: “L'aspetto più ambiguo – la dichiarazione di Carrai in apertura d'assemblea”: La Nazione , p. 9) che fa sospettare i soliti intrighi, giochi di palazzo e di potere, trabocchetti e lunghi coltelli che in questo  paese accompagnano persino le nomine alla presidenza delle bocciofile.  Tra i nomi dei votati   per il nuovo consiglio spicca quello di Augusto Marinelli, poco rimpianto ex rettore dell'ateneo fiorentino. Bravo, il collega Marinelli! Si è trovato un secondo lavoretto prestigioso e (forse) redditizio. Anche perché, ora che non fa più il Magnifico, di lavoro all'università deve averne ben poco, visto che sul suo settore disciplinare (Economia Agraria e Estimo rurale) risultano inquadrati ben VENTUNO docenti (al Marinelli stesso, sempre in prima fila, col suo luogotenente Leonardo Casini, nelle invettive contro i tagli della Gelmini, vorrei chiedere il nome di un altro ateneo al mondo che stipendia VENTUNO professori di Estimo rurale: esiste?). Difficilmente potrebbero permettersi un secondo lavoretto quei poveri docenti che sono soli, nella loro disciplina, con centinaia di studenti, sessioni d'esame allucinanti (al freddo, da quando il rettore Marinelli decise il taglio del riscaldamento per fare economia: esaminandi ed esaminatori sembrano D'Alema in vacanza sulle nevi) e ricerche perennemente in corso, mai concluse per mancanza di tempo e affaticamento cronico. Sì, sappiamo bene che non tutti i guai dell'università di Firenze sono imputabili al rettore irpino,  che ha ereditato i guasti di una politica edilizia scellerata (per pavida e opportunistica acquiescenza ai poteri forti); ma certo non si può dire che la gestione marinelliana abbia brillato per rigore e trasparenza. Giornali e televisioni (di recente anche la trasmissione Report) hanno ironizzato sull'azienda agricola di Montepaldi: centinaia di migliaia di euro (del contribuente) andati in fumo per ospitare qualche seminario e produrre olio e vino etichettati “Università di Firenze” da spedire in dono per le feste ad autorità e maggiorenti assortiti. E ancora: siccome i docenti di Economia Agraria e Estimo rurale (un battaglione, come abbiamo visto) nella Facoltà di loro pertinenza cominciavano a stare stretti, il rettore Marinelli, da geniale stratega qual è,  pensò: “Piazziamone uno a Medicina!”. Solo che, invece di smistare tra i camici bianchi uno della sua legione, ritenne opportuno far bandire un nuovo concorso; e così, mentre interi settori cominciavano a languire per pensionamenti privi di sostituzione, ecco che arrivò un rinforzo per la falange marinelliana: e che rinforzo! Nientemeno che l'erede al trono dell'Estimo rurale, l'Infante Nicola, figlio dell'Augusto. Che neppure lui, a Medicina, dev'esser travolto dal lavoro, e che pertanto può comodamente studiare da consigliere dell'Ente Cassa, oltre che da ordinario della disciplina su cui impera cotanto padre.

A proposito: che dire del governo imperiale? Meglio lasciare la parola ai magistrati e a quei giornalisti non sudditi e non prezzolati che ancora rendono un prezioso servizio all'informazione.

 Repubblica, cronaca di Firenze, 10 aprile 2008 (Franca Selvatici):

 “La conclusione del pm di Trieste sull´assegnazione delle cattedre di economia agraria - Quei concorsi erano condizionati ma non sono punibili: archiviate”

“Per anni una «potentissima lobby» ha condizionato l´intero settore universitario della economia agraria. Ma per il pm di Trieste esiste un «buco» legislativo che non consente di punire queste condotte. L'insegnamento universitario della economia agraria ha conosciuto «l´assoluto predominio» di una scuola, definita anche «gruppo di potere», che ha condizionato i concorsi e gli avanzamenti di carriera. Gli scambi di favori sono divenuti regola. Si è creato un sistema che ha favorito figli, parenti e affiliati a detrimento dei più meritevoli, e che ha violato il principio costituzionale di imparzialità. Un sistema che paradossalmente potrebbe definirsi mafioso, ma che, a causa di un buco legislativo, non appare punibile sul piano penale. A queste conclusioni è giunto il pm di Trieste Maurizio De Marco, che nel 2006 aveva ricevuto per competenza l´indagine aperta a Firenze sui condizionamenti dei concorsi universitari di economia agraria, e che ora ha chiesto l´archiviazione del procedimento. A Firenze sei docenti erano finiti sotto inchiesta per associazione a delinquere e abuso d´ufficio. Fra loro spiccava il professor Mario Prestamburgo, ordinario a Trieste, presidente della Società italiana di economia agraria, già parlamentare dei Popolari e sottosegretario nel governo Dini. Fra i concorsi ritenuti pilotati, vi era quello per un posto di ricercatore di economia agraria bandito dalla facoltà di Medicina di Firenze e vinto il 17 ottobre 2002 da Nicola Marinelli, giovane figlio del rettore dell´ateneo fiorentino Augusto Marinelli, che è ordinario di economia agraria. All´epoca Nicola Marinelli non era ancora dottore di ricerca. Restò l´unico candidato perché gli altri tre si ritirarono. L´inchiesta nasce nel 2004 dagli esposti di un illustre docente, il professor Quirino Paris dell´Università di California, che denunciò il condizionamento dei concorsi attraverso il capillare controllo delle elezioni dei commissari. I candidati con maggiori titoli, che avrebbero potuto fare ombra al vincitore designato, venivano consigliati di ritirarsi. Le indagini confermarono la gravità della situazione. Al professor Prestamburgo fu sequestrato un cd rom con i nomi di tutti i docenti italiani di economia agraria aventi il diritto di eleggere i commissari di concorso, e a fianco di ogni nome era indicato il nominativo a cui attribuire il voto. In un altro file ad ogni docente era abbinato il relativo referente. Alcuni economisti agrari hanno confermato di essere stati invitati a ritirarsi dai concorsi, perché erano più titolati del predestinato vincitore. Altri, soffocati da un sistema così condizionato, hanno cambiato settore di insegnamento. Ci sono state carriere spezzate e sull´intera disciplina, quasi in ogni ateneo d´Italia, è calata una cappa di conformismo. Ma proprio per questo diffuso conformismo e per il consenso capillare conseguito da Prestamburgo e dalla sua «potentissima lobby», tale da condizionare la intima coscienza dei commissari di concorso, non sarebbe contestabile - secondo il pm di Trieste - il reato di abuso d´ufficio.”

Dunque una “potentissima lobby” al cui vertice, insieme all’ex sottosegretario Prestamburgo, c’era (c’è?) l’ex rettore dell’università di Firenze. Un “gruppo di potere” spregiudicato e arrogante, che ha sistemato in cattedra mogli, figli, parentado assortito, valvassori e valvassini; un sistema “che paradossalmente [ma mica tanto paradossalmente] potrebbe definirsi mafioso”. Però non c’è reato, non c’è abuso, perché un buco legislativo (ossia la mancanza di una norma che sanzioni penalmente certi comportamenti) consente che tra le maglie larghissime della legge sguizzino indenni non solo le anguille, ma anche gli squali. Pesano come macigni le parole del pm di Trieste, che ha capito benissimo il clima di conformismo, di sudditanza al potere, d’indifferenza - e più spesso di complicità con l’illegalità diffusa - che impera negli atenei. Come potrà l’Italia competere con le nazioni più avanzate se la formazione della classe dirigente e la ricerca restano nelle mani di cricche che, in sostanza, il magistrato definisce paramafiose?  La richiesta d’archiviazione del pm di Trieste è sì una sconsolata dichiarazione d’impotenza, ma è anche un atto d’accusa contro un sistema che dovrebbe far arrossire di vergogna quanti di noi, docenti universitari, conservano ancora un briciolo di dignità.

Intanto, Marinelli non è più rettore. Qualche ingenuo se lo sarebbe potuto immaginare seppellito da scandali, scandaletti e malamministrazione (ricordiamo che, devastato da assunzioni di personale inutile - vedi sopra - e mutui edilizi iugulatori, il bilancio dell'ateneo sprofondò nel rosso più cupo: anziché portare i libri in tribunale, Marinelli li portò in Regione, dove ottenne subito soccorso sotto forma di 48 milioni di euro - ovviamente del contribuente – in cambio del complesso edilizio delle Montalve. Domanda: che se ne fa la Regione delle Montalve? Risposta: nulla. A distanza di anni da quella, diciamo così, compravendita, il complesso risulta desolatamente chiuso).  E invece no: vispo e pimpante, forte d'infiniti agganci con poteri passati, presenti ed emergenti, eccolo cooptato al vertice dell'Ente Cassa: per quali meriti non si sa, ma insomma, che sia lì per fare gli interessi della comunità e non dei suoi amici e parenti non c'è alcun dubbio.  Apprendiamo che nel Consiglio dell'Ente l'università ha designato Leonardo Casini,  creatura e braccio destro di Marinelli. Ben poco è cambiato, evidentemente, dal medioevo:  quando  i re  della dinastia capetingia associavano al regno il delfino onde scongiurare esiziali vuoti di potere.  

Oggi, nella cronaca cittadina della “Repubblica”, c'è chi esprime esultanza. Titolone: “Visto? Li abbiamo fatti fuori tutti”. Tutti chi? Ma i cattivi, è ovvio! Fuori maneggioni, intrallazzatori e cattivi amministratori; dentro specchiati gestori della cosa pubblica e illustri docenti immuni da qualsiasi ombra di nepotismo, noti difensori dei soldi del contribuente. Che sente sempre più spesso il vecchio ritornello delle compagnie d'avanspettacolo: bambole, non c'è una lira. In compenso, però, ci possiamo consolare col nuovo che avanza.

16 gennaio 2011