Le 4 maschere della festa di Halloween

Dopo l’ultimo simil-rave, ovviamente non autorizzato, allestito da centri sociali e teppisti assortiti negli spazi della facoltà di Lettere (con danni ingenti per l’edificio di piazza Brunelleschi), qualcuno ha deciso di organizzare un party virtuale in occasione del 31 ottobre 2009, ultimo giorno dell’infausto novennato Marinelli e, per curiosa coincidenza, notte di Halloween. Così la nostra festa si è sovrapposta a quella delle streghe, d’importazione americana (del resto, non si scimmiottano forse i college statunitensi quando si organizzano in ateneo cerimonie tanto ridicolmente paludate quanto inutili solo per conquistare la mai abbastanza deprecata ‘visibilità’, neanche l’università fosse un fustino di detersivo?), seppur di antiche tradizioni celtiche.

 Nel chiostrino dei morti della facoltà di Lettere, la notte della festa virtuale a cui ero stato invitato, si aggiravano quattro maschere tutte uguali: orridi teschi con bocche semiaperte in un sorriso beffardo da cui spuntavano, in ordine sparso, minacciosi dentoni. Incuriosito, ho chiesto alla prima:

-         Chi sei tu che salti come un grillo? Quando mai si son viste manifestazioni d’esultanza in questa notte di terrore?

-         Ma IO ne ho ben donde! IO sarò il rettore-ombra, e tramerò dalla mia postazione catacombale per favorire i miei amici, distruggere i miei nemici e annientare i ‘provocatori’. Le colpe ricadranno sul rettore vero, il vantaggio sarà solo mio.

-         Ma chi sono i tuoi nemici?

-         I ribelli che mi criticano, che non hanno cieca fiducia in me! Tutti questi cialtroni devono essere neutralizzati, emarginati, additati al pubblico ludibrio! O, meglio ancora, SPA-RI-RE!

Sconcertato, mi sono avvicinato alla seconda maschera:

-         Chi sei tu che ti stai sganasciando dalle risate mentre tutt’intorno si affollano lugubri spettri e demoni spaventosi?

-         Io? IO sono il prorettore-ombra alla didattica, ce l’ho fatta, ah ah ah! Tiè! [la mano scheletrita si posò sulle ossa dell’avambraccio nel classico gesto dell’ombrello] Così continuerò a imperare sulla commissione didattica, che del resto è la migliore del mondo; e chi dice che l’ateneo viene penalizzato proprio per le disfunzioni e la scarsa qualità della didattica non capisce un accidente, provocatore e cretino che non è altro!

-         Ma perché insisti se i risultati - carta canta - sono proprio quelli denunciati dai ‘provocatori’?

-         IO sono il meglio del meglio, chiaro? Come si osa metterlo in dubbio? Dite che con me la facoltà ha toccato il fondo? Ma IO resto sempre a galla, ed è la sola cosa che conta!

 Sempre più stravolto, ho abbordato la terza maschera:

-         E tu chi sei, che sogghigni e ti freghi le mani?

-         IO sono il direttore-ombra del Dipartimento di Storia. È mio e me lo gestisco IO, più o meno per interposta persona.

-         Pare invece che molti ne abbiano abbastanza del tuo strapotere e che dilaghi il malcontento...

-         Balle! IO sono l’optima maxima e IO devo continuare a comandare. Il resto non vale un fico secco.

 Ormai in preda alla depressione più nera, ho raggiunto la quarta maschera:

-         Chi sei tu che te ne stai torva in quell’angolo a meditare?

-         IO sono il futuro preside-ombra della facoltà di Lettere. Sono qui a elaborare il mio piano per i prossimi mesi. Troverò il modo di conquistare tutti, con promesse che non saranno mai mantenute e altri mezzi già sperimentati, efficacissimi per catturare il consenso del parco buoi.

-         Ma come fai a essere così sicura che le cose andranno come dici?

-         Il passato insegna! La storia pure! E la storia sono IO!

 Senza più parole per lo sconforto, ho alzato gli occhi al cielo. Ma d’improvviso, sopra i tetti, ho visto la luna e mi si è allargato il cuore. Speriamo, mi sono detto, che un barlume di ragionevolezza illumini anche le cervici più dure.

 Firenze, 31 ottobre 2009

                                                                      Ireneo Galizia