Il Presidente al circo BarSum

 

 

In visita a Firenze per presenziare all’apertura del convegno su Eugenio Garin, prestigioso docente di Storia della filosofia nell’ateneo fiorentino in tempi ormai remoti (ancor più culturalmente che cronologicamente), il Presidente Giorgio Napolitano è stato poi scortato da Piazza della Signoria verso Palazzo Strozzi, ossia verso quel SUM che ci è tanto caro, e ivi calorosamente accolto da Aldo Schiavone, alias l’Eccellenza-sono-Me, direttore della cosiddetta ‘Scuola di alta formazione’ di Scienze umane. «Napolitano chiede dettagli, Schiavone spiega che il SUM è già una rete che raccoglie 8 università e che proprio in questi giorni sta concludendo accordi in Francia e Germania. E Napolitano rinnova l’appello ad investire nella cultura», scrive “la Repubblica” di oggi, 7 marzo 2009, nella cronaca cittadina. Il “Giornale della Toscana” riporta anche una dichiarazione del vicedirettore del SUM, Mario Citroni, secondo cui il Presidente, nel ribadire l’esigenza di innovazione del sistema universitario italiano (esigenza sacrosanta, su questo siamo tutti d’accordo) avrebbe aggiunto che la suddetta Scuola rappresenta la positiva risposta a questo bisogno. Una volta di più si constata come il SUM non perda occasione per mettersi in mostra (o meglio, per usare un’espressione tipicamente fiorentina che, seppur volgarotta, rende benissimo l’idea, per mettere il culo alla finestra), strumentalizzando con abile strategia mediatica tutte le visite che riceve (dalla Moratti a Bertinotti, dalla Gelmini fino al Napolitano ‘dirottato’ di ieri). In questo i suoi gestori sono bravissimi: chapeau! Ma quanto alla risposta positiva... Se è vero quanto afferma Citroni, non ci siamo proprio. La ricerca dev’essere finanziata e premiata in base ai frutti che dà, non in proporzione all’intensità del rullar di tamburi e del bombardamento pubblicitario. Tanto più che la crisi economica è seria, e s’impongono scelte rigorose. Si dovranno privilegiare le ricerche che creano lavoro, progresso scientifico, avanzamento tecnologico; che procurano brevetti; che aprono davvero nuove prospettive nella medicina, nella biologia, sul fronte del risparmio energetico. Non è più il tempo della fallimentare prassi dei contributi a pioggia che mettono sullo stesso piano progetti degni del Nobel e indegne scopiazzature, idee geniali e vagonate d’aria fritta.

Allora, per tornare a bomba: in questi anni di attività e di milioni di euro ingoiati, quale sarebbe la produzione d’eccellenza del SUM? Se esiste, ci è purtroppo sfuggita, anche se seguiamo sempre con attenzione le articolesse di Schiavone, più che altro impegnato, dall’alto della sua saggezza e della sua sterminata cultura, nel consigliare a quel buon uomo di Ratzinger di spostarsi, per il bene suo e della ditta che dirige, sulle posizioni di Zapatero. Dal forbito eloquio di Schiavone null’altro di concreto si evince, se non un ossessivo riferimento a una rete sempre più larga, più larga, più larga... Ma che pesci piglia, questa gran rete, si potrà mai sapere?

In tanto squallore ci conforta che un candidato rettore, Paolo Caretti, presentando il suo programma (esposto anche nel sito www.paolocaretti.it ) in un incontro coi docenti della Facoltà di Lettere e Filosofia, si sia espresso in termini molto critici nei confronti delle pseudoeccellenze e in particolare del SUM. Rispetto a opportunismi, reticenze e prudenti silenzi di altri candidati, questa franchezza ci pare un segno di discontinuità non trascurabile con la gestione disastrosa che si sta fortunatamente concludendo. Un ‘bravo’ a Caretti, e speriamo che altri seguano il suo esempio sulla via della trasparenza e del coraggio.