Sotto il cavolo …è nata NISA

Non sappiamo quando è nata, ma sappiamo che è già in attività, in pieno vigore ed espansione. È NISA: sigla gentile, very nice, per la nipotina del SUM, partorita dalla Fondazione SUM, cassaforte ‘privata’ (e molto più esigua di quella pubblica, scandalosamente generosa) del famigerato SUM.

Chi fosse curioso di mettere il naso negli affari dei mandarini di Palazzo Strozzi, sappia intanto che NISA è l’acronimo di Network of Italian Scholars Aboard. ma che cos’è? Un organismo nato per propiziare il rientro dei cervelli in fuga? Un baraccone allestito per far vedere a valutatori provincialotti che si hanno rapporti internazionali? Difficile stabilirlo. Di fatto è la prosecuzione di quella transvolata del SUM nell’aprile 2007 di cui abbiamo già parlato.

Ed ecco il debutto ufficiale della creatura, peraltro già molto abile mostrare in piazza la mercanzia che le hanno fornito papà Zecchino, mamma Moratti e ora la sorellina Gelmini che tanto affettuosamente si presta a darle il bacio accademico sulla fronte. Debutto napoletano, chi poteva dubitarne? Napoletano è il Direttore del SUM Aldo Schiavone, napoletani o dei paraggi gli altri due membri della commissione che a suo tempo insediò il corpo docente dell’Istituto di Scienze umane (i rettori Marinelli e Trombetti); napoletani i direttori amministrativi che si sono succeduti negli ultimi anni al SUM e all’ateneo fiorentino.

A Napoli, nella prestigiosa sede di Castel dell’Ovo, alla presenza e con l’autorevole patrocinio di eccelsi amministratori come Rosa Russo Jervolino e Antonio Bassolino, le cui imprese gloriose hanno fatto il giro del mondo e sono ora cantate in un poema in ventiquattro libri intitolato "Monnezzeide" che pare costituisca lettura obbligatoria per gli eccellenti dottorandi affidati alle cure di Schiavone, Morlino e compagni, si svolgerà infatti il Convegno su "Il destino della democrazia. Relativismo e universalizzazione" (Napoli, 21-23 maggio 2009). Prevista anche la partecipazione del Ministro Gelmini, che potrà così toccar con mano quali standard qualitativi di assoluta eccellenza raggiungano le iniziative della furbissima combriccola. La ricetta? Qualche nome di sicuro richiamo (tanto per cominciare, il politologo che-non-ne-azzecca-mai-una, Giovanni Sartori), viaggi, hotel extralusso e pranzi di gala strapagati ai relatori; e qualche abstract del tipo che potete leggere qui sotto: dimolto fumo, poco arrosto; ogni tre parole italiane ve ne sbattiamo due inglesi, oh yes! Non lo vedete, voi tangheri, come siamo internazionali, poliglotti, trendy e cool noi eccellenti?

Leggete, gente, e meditate sui milioni di euro che queste ciance del cavolo costano al contribuente (in tempi cupi come quelli che stiamo vivendo!):

Democrazia e good governance: una critica post-coloniale

Nel mondo post-bipolare emerge una nuova complementarità fra strategie e gestione dello sviluppo nei paesi non occidentali e la necessità di stabilire sicurezza. Le crisi sociali, la povertà endemica, le catastrofi umanitarie ed ecologiche vengono gestite nell’amalgama di una visione neo liberale di democrazia che propone il modello della good governance. Questa sessione vuole interrogarsi sul ruolo e sul funzionamento dei meccanismi di sviluppo che appaiono sempre più legati a dispositivi di "sicurezza" e di "militarizzazione" elaborati da una western way of life. Mira inoltre a una comprensione critica e necessariamente interdisciplinare di questi interventi. Fra le nozioni che si vogliono esplorare, alla luce della teoria critica post-coloniale e dei rischi di un nuovo colonialismo globale, ci sono quelle di rule of law, di international human rights, di growth and development, di security, di better governance e responsability to protect.

I racconti della democrazia

L’ampia diffusione di concetti letterari e specificamente narratologici, come "testo", "narrazione", "racconto", "storia" (nel senso dell’inglese story), al di fuori dell’ambito della letteratura, prima nella sfera della semiotica, e poi nei campi più diversi, come la politologia, l’oratoria politica ed economica, la giurisprudenza, la filosofia e la teologia, rappresenta uno sviluppo positivo per l’integrazione del discorso letterario nel più vasto mondo sociale, ed è anche un modo di rendere più concreta l’idea di interdisciplinarità. Forse però è venuto il momento di ritornare al concetto di "racconto" nel senso propriamente letterario (abbracciando comunque il racconto della prosa e il racconto della poesia) e da lì partire per esaminare la dialettica fra le strumentazioni letterarie del racconto (nel suddetto senso lato) e i vari usi effettivi del concetto di democrazia.

Storditi da cotante semiotiche filosofiche e teologiche, nonché da sinistri racconti di prosa e di poesia (ci viene in mente la zucca infernale di Merlin Cocai), assistiamo perplessi alla militarizzazione della western way of life e all’apparizione sul molo Beverello di un’enorme, mostruosa mongolfiera chiamata SUM/GOOD GOVERNANCE, sulla cui navicella sventola i fazzoletti, trionfante, il premiato trio Schiavone-Marinelli-Trombetti. E forza Vesuvio!

POST-SCRIPTUM. Mentre quelli del SUM sono in trasferta a Napoli, che si fa a Firenze? Beh, ricordate il vecchio proverbio "quando il gatto va in città i topi ballano"? Ecco. Su quel Titanic che è ormai la Facoltà di Lettere si balla. No, non è un modo di dire: nella Sala Comparetti, oggi 3 aprile 2009 sarà la Preside in persona ad aprire le danze, col Convegno "Tango da ieri a oggi tra barrio e lejanías". Nell’arco di 2 ore e mezzo si svolgerà tutto: ricerca sul tango, tango recitato e tango ballato.

Un tempo ai convegni di letteratura spagnola si materializzavano i fantasmi del Quijote, i personaggi di Lope de Vega, pìcari e gitanillas evocavano straordinarie avventure testuali tra Italia e Spagna e viceversa. Studenti entusiasti mettevano in scena, in lingua originale, i testi oggetto di ricerca.

Quel tempo è finito; ed è finito per l’ottusità di chi ha gestito il potere senza mai tener conto delle reali necessità delle discipline, imponendo ‘a pacchetto’ scelte scaturite da piccoli favori di retrobottega. Sarà malinconico, quel ballo; con un odore greve e triste di decadenza, di aule fatiscenti, di bivacchi estemporanei di studenti svogliati.

Ultimo tango a Piazza Brunelleschi.

Firenze, 1° aprile 2009

                                                                   Ireneo Galizia