Le nozze coi fichi secchi

 

Cara prof. Lazzerini,

 ha letto la rassegna stampa di oggi 18 marzo 2008? Il quotidiano “ La Repubblica ” (sezione fiorentina) dedica ben tre articoli all’ateneo fiorentino.

Come mai? La questione è semplice. Dopo che il “Corriere” fiorentino ha lanciato il suo Forum sull’università - un Forum peraltro sbilanciato a tutto vantaggio dell’attuale, disastrosa gestione -, anche la redazione fiorentina di “Repubblica” ha deciso di scendere in campo. Con tre argomenti come cavallo di battaglia:

I articolo: Novanta prof. in pensione. Mancano soldi per sostituirli (di Laura Montanari). Intervistato dalla giornalista, il rettore afferma: «Abbiamo scelto noi per dare una ulteriore sterzata ai conti di rimpiazzare un ordinario ogni cinque che andranno in pensione». Se però al posto dell’ordinario si sceglie il ricercatore (il cui stipendio è meno oneroso per le casse dell’università) con la stessa spesa se ne possono reclutare due. «E se i posti, com’è adesso, sono cofinanziati dal ministero arriviamo a quattro» precisa - trionfante - l’ineffabile Marinelli.

Ma su questo punto rinvio al pezzo La punta dell’iceberg: ci si dimentica forse che un ricercatore non è tenuto, per legge, all’insegnamento frontale, e tanto meno al carico didattico di 90 ore che si vorrebbe imporgli? I giovani ricercatori hanno il dovere e il diritto di approfondire la ricerca scientifica: solo chi la ricerca scientifica non l’ha mai fatta può pensare, con ottuso calcolo da bottegaio, di usarli per coprire i vuoti lasciati dagli ordinari che vanno in pensione, chi per raggiunti limiti d’età, chi per profondo disgusto dell’attuale situazione. Arruolando solo pivellini si fanno le classiche nozze coi fichi secchi: ossia si finirà per costruire un’ateneo di serie D, l’università dei dilettanti allo sbaraglio.

II articolo: Crisi in arrivo (di Pietro Jozzelli). Anche qui tiene banco il rettore, che, respingendo la critica di quanti sostengono che l’università rischia di scadere qualitativamente se rinuncia a rimpiazzare i grandi maestri con nomi altrettanto prestigiosi, dichiara fiducioso che i ragazzini andranno benissimo al posto dei luminari, perché «Ottimi maestri hanno sempre ottimi allievi». Et voilà: tutto va ben, madama la marchesa, secondo il Marinelli-pensiero notoriamente ispirato alla politica del conte zio: troncare, sopire, minimizzare (i debiti e lo sfacelo), e per contro esaltare le magnifiche sorti e progressive di un ateneo che, in molti settori, rischia ormai di assomigliare più a una chiavica che a un luogo d’eccellenza. Ma se nel frattempo gli ottimi allievi dell’ottimo maestro, avendo trovato tutte le porte sbarrate in un’università intasata di mediocri assunti con concorsi truccati e promossi ope legis, se ne sono andati a insegnare all’estero, dove magari hanno anche fatto carrierà? Figurarsi: questa è l’ultima delle proccupazioni del conte zio. Ovviamente, nessuno li richiamerà. Si farà invece un bando e il posto andrà all’ultimo venuto: con ogni probabilità il più scadente, che però ha avuto la pazienza (grazie anche al portafoglio di papà) di aspettare il suo turno.

Per concludere, un inquietante interrogativo sull’edilizia universitaria a Novoli. Quanto ha inciso Novoli sul dissesto finanziario dell’ateneo? C’è una certa tendenza ad ascrivere al nuovo polo gran parte del deficit; ma l’articolo cita anche altre cause: la proliferazione dei corsi, l’esplosione del numero degli ordinari dovuta ai cosiddetti scorrimenti: sarebbe bastata un po’ di lungimiranza per prevedere l’attuale, drammatica situazione e trovare, forse, qualche sensato correttivo.

III articolo: Corsa a rettore, avanza Corpaci. Gensini aspetta: per ora tornerà a dirigere Medicina (di Michele Bocci).

Sorprende che in questo articolo non ci siano interviste agli interessati né dichiarazioni ufficiali: ci si limita a raccogliere voci e ad avanzare ipotesi.

Intanto, un’affermazione è sicuramente contestabile: “quello di Corpaci è il nome più nuovo”. Nuovo?!? Preside per 4 anni a Giurisprudenza, l’attuale prorettore vicario ha fatto parte del senato accademico durante il secondo mandato di Marinelli e soprattutto è stato in prima linea tra i presidi che hanno sostenuto Marinelli per il terzo mandato. Questo legame col vecchio, logoro e fallimentare potentato accademico non può certo venire incontro alle aspettative di rinnovamento che emergono in tutto l’ateneo, stanco ormai di una politica che ha portato la nostra università a un debito di oltre 50 milioni €, allo sforamento del 90% del Fondo di finanziamento ordinario (con le conseguenti, gravose penalizzazioni) e in umilianti posizioni di retroguardia nelle più autorevoli classifiche delle migliori università.

                                                                Ireneo Galizia

 

Firenze, 18 marzo 2008