Le regole nel pallone

 

 

 

Abbiamo ormai la netta sensazione, anzi quasi la certezza, che segnalare all’attenzione pubblica macroscopiche anomalie (per non dire altro) serva a poco, forse a nulla. Tutto sprofonda nella palude del disinteresse, del ‘tiriamo a campà’, del ‘chi me lo fa fà’. Ma non s’illudano i furbetti degli ateneini: noi continueremo imperterriti a denunciare abusi, combriccole paramafiose, illeciti e simili. Tanto per cominciare, vi proponiamo un’altra chicca che riguarda il nostro caro Istituto Italiano di Scienze Umane (SUM), il gioiello (si fa per dire: avete presente quella bigiotteria pacchiana in vendita sulle bancarelle delle fiere paesane? Ecco: avete capito la similitudine) di Palazzo Strozzi.

Sul sito del SUM sono ora annunciati i bandi dei dottorati di ricerca 2007-2010. Si tratta di 14 bandi (alcuni già presenti sul web) per un totale di 63 posti con borse di studio e di 99 posti senza borsa. Dunque, un vero reclutamento d’eccellenza…di massa.

Scendiamo nei particolari. Si prenda ad esempio il bando per il dottorato di ricerca in “Studi di antichità, medioevo, rinascimento”, firmato dal Direttore del SUM, Aldo Schiavone, insieme col rettore dell’università interessata (in questo caso Firenze): autografo di Marinelli a parte, l’università di Firenze non avrà più alcun ruolo nel concorso e nella selezione dei dottorandi.

Infatti si legge all’art. 4: “La Commissione giudicatrice, nominata con Decreto dell’Istituto italiano di scienze Umane su proposta del Collegio dei Docenti, comprende da tre a cinque membri effettivi, e altrettanti membri supplenti, scelti tra i professori di ruolo degli Atenei italiani e stranieri…”. La commissione è scelta dal SUM, e quel povero gonzo dell’ateneo fiorentino non può far altro che dire “obbedisco”, “sissignore”. Ma lo stesso schema si ritrova anche in altri bandi, e dunque dovremo concludere - mal comune, mezzo gaudio - che l’ateneo fiorentino non è il solo a non rendersi conto dell’anomala situazione in cui versa; anche altri cadono nello stesso errore. Credono di cogestire, si ritengono compartecipi, e invece è solo il SUM che decide e comanda.

Il SUM non è, ricordiamolo, un’università come le altre, perché gestisce solo dottorati e borse di studio post-dottorato. E anche questa è un’altra bella storia di malauniversità, di privilegi conquistati manu militari da arroganti e maneggioni. L’ateneo fiorentino emana un documento, redatto dal prorettore Alfredo Corpaci (ne parla, in questo sito, la prof. Maria Carla Papini: vedi Pappagalli in batteria), in cui si delibera che ogni docente debba svolgere almeno 120 ore di didattica frontale. Non basta: si precisa l’obbligo per tutti i professori di tenere corsi di base (ossia moduli per il triennio e per il biennio). Insomma: a un luminare (fosse anche un premio Nobel) dell’università di Firenze è espressamente vietato di tenete solo seminari e lezioni di dottorato; qualunque mediocre del SUM (ce ne sono, ce ne sono, anche se tutti si sono autoproclamati eccellenti o sono stati dichiarati tali da amici o compari del tutto estranei al loro ambito disciplinare), per contro, fa solo seminari e lezioni di dottorato. Veramente non c’è limite ai pasticci, agli abusi, all’osceno caos normativo che regnano nell’università italiana.

Ma c’è dell’altro. Intanto nei bandi del SUM si riscontra una peculiarità del tutto estranea alla prassi usuale dei dottorati italiani (l'innovazione scimmiotta, al solito, procedure estere): la richiesta di accludere alla domanda le lettere di presentazione di due docenti. Inoltre:

1)     è previsto un giudizio di ammissione: procedura mai attuata per i dottorati dell’ateneo fiorentino. Ovviamente la commissione è nominata dal SUM: ma allora perché l’ateneo fiorentino “istituisce congiuntamente” il XXIII corso di dottorato, quando di congiunto non fa alcunché?

2)     è prevista l’ospitalità in sede ai dottorandi, sia borsisti che non borsisti, durante lo svolgimento dei corsi (ottobre, novembre, dicembre, maggio, giugno, luglio). Dunque ben sei mesi a Firenze. E per qual motivo i dottorati dei Dipartimenti, che pure hanno dato già prova di avere un respiro nazionale e non localistico, non hanno il privilegio di poter ospitare i propri dottorandi? C’è sempre chi è più uguale degli altri?

3)     per il finanziamento delle borse di parla di accordi intercorsi tra il SUM e l’INPDAP (Istituto Nazionale di Previdenza per i Dipendenti dell’Amministrazione Pubblica). Trasecoliamo. Per quale ragione, se c’è necessità di finanziamenti per istituire le borse di dottorato, l’INPDAP deve foraggiare il SUM e non l’ateneo fiorentino, o quello di Napoli, di Bologna, ecc.? Si dovrà concludere che la differenza la fa qualche marpione bravissimo a reperire finanziamenti a destra e a manca (non è solo un modo di dire, l’allusione politica non è affatto casuale) e a dirottare sul SUM le risorse più disparate. Complimenti e tanto di cappello! Ma coloro che hanno dato l’assenso a queste spregiudicate operazioni, come mai si non si sono resi conto - fatta salva la buona fede (almeno si spera) - che montagne di quattrini del contribuente (o di privati che potrebbero investire più oculatamente il proprio denaro) vanno a foraggiare chi si autoproclama eccellente con procedure ridicole e chi, impennacchiato di questa pseudoeccellenza come la cornacchia delle penne del pavone, ottiene privilegi altrove sconosciuti, come l’esenzione dall’obbligo delle 120 ore e dall’insegnamento nel 3+2?

 

Le premesse per la convivenza civile e per lo sviluppo delle risorse intellettuali e umane del paese si fondano essenzialmente sull’equità, sul rispetto del diritto, sulla sua applicazione. Nella deriva anarcoide che contraddistingue ormai la situazione universitaria italiana avviene regolarmente il contrario. Il teratologico caso SUM ne è un esempio eloquente.

 

Firenze, 24 giugno 2007

 

                                               Ireneo Galizia & Strepsiade