CONTRATTI D'ORO E PARENTELE ECCELLENTI

Riceviamo e pubblichiamo la seguente lettera, che denuncia ancora una volta favoritismi e nepotismi nell’ateneo fiorentino. Naturalmente il sito è disponibile per accogliere eventuali repliche.

          Spett.le Ateneopulito,

scrivo al vostro sito per segnalare un’incresciosa situazione presente da qualche anno al Dipartimento di Filosofia di Firenze e che ha raggiunto negli ultimi mesi esiti paradossali.

Nel mese di giugno è stato pubblicato un bando per ‘prestazione occasionale’ che prevedeva una retribuzione di 3.500 euro per neppure un mese di lavoro (dal 15 giugno al 17 luglio) consistente nella raccolta e cura dei testi relativi al corso di formazione e aggiornamento professionale 2008/2009 “La mente musicale tra scienze e estetica”:

 http://www.philos.unifi.it/upload/sub/Bandi/Bandi_4_6_2009.pdf

 In relazione al medesimo corso, a marzo erano già stati banditi altri 3.500 euro al mese (dal 1 al 30 aprile 2009) per l’organizzazione e il coordinamento con la Facoltà di Medicina:

 http://www.philos.unifi.it/upload/sub/Bandi/Bando_200309.pdf

 Se l’opinione pubblica si era giustamente scandalizzata per i 1.000 euro a lezione offerti a uno stimato professore, come non esprimere sdegno di fronte ai 3.500 euro al mese banditi per ben due volte? E a chi sarebbero destinati questi ulteriori 3.500 euro? Forse alla stessa persona cui è affidato un corso di argomento affine (nonché il coordinamento del corso di aggiornamento in questione), che ha ottenuto una cattedra a contratto nonostante abbia impiegato ben 14 (quattordici) anni per laurearsi in Storia della Musica, sia priva di dottorato o assegno di ricerca e il cui curriculum non presenta alcuna monografia o studio originale nell’ambito della disciplina? Come può un diploma in pianoforte (rilasciato dall’Istituto Parificato di Musica di Lucca e neppure conseguito con il massimo dei voti) compensare tali manchevolezze? Come può definirsi titolo scientifico un articolo (uno dei pochi di argomento afferente alla materia insegnata) che si limita a un riassunto di lavori altrui (non sempre citati) con grossolani errori di contenuti e di sintassi? Le cattedre a contratto non dovrebbero essere affidate a “studiosi o esperti di comprovata qualifica professionale e scientifica” (art. 1, decreto 242 del 21 maggio 1998) anziché essere istituite per soddisfare la vanità di amici o parenti? Prima del 2008 non compare alcuna pubblicazione della suddetta persona che riguardi tematiche affini a quelle per le quali la stessa ha ottenuto la cattedra a contratto nel 2004 (per essere più precisi, c’è una volume della rivista “Civiltà musicale” del 2006, ma è stato pubblicato nel 2008). Ai tempi di Eugenio Garin, Paolo Rossi, Cesare Vasoli sarebbe stato impensabile affidare la formazione dei giovani “amanti del sapere” a chi persegue in primo luogo l’acquisizione dello status sociale di professore limitandosi - nel migliore dei casi - a scimmiottare ciò che legge sui libri di coloro che spesso sono costretti a ‘fuggire’ all’estero.

È vero che nel curriculum sopra citato spicca un’intensa attività di “organizzazione di eventi musicali” e di “conduzione di trasmissioni radiofoniche”: ma, guarda caso, tutto ciò risulta finanziato dall’Ente Cassa di Risparmio di Firenze, che annovera tra i membri del Consiglio di Amministrazione un noto ex prorettore, già Preside della Facoltà di Medicina e stretto congiunto della persona in questione. L’Ente, inoltre, finanzia gran parte dei concerti organizzati dalla suddetta persona in un circolo culturale fiorentino (non stiamo infatti parlando delle stagioni concertistiche dell’ORT, del Comunale o della Pergola, ma del Lyceum, gestito per molti anni dalla nobiltà fiorentina e dalla famiglia Pontello); alcuni di questi eventi musicali sono stati trasmessi nell’ambito di programmi radiofonici di divulgazione musicale, sempre grazie al sostegno dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze. Un conto è godere dei vantaggi derivanti da parentele potenti, un altro è ‘pompare’ un curriculum per cercare di compensare l’assenza di una seria attività accademica. Sarebbe inoltre opportuno distinguere tra una partecipazione attiva alla vita culturale fiorentina e i requisiti indispensabili per la ricerca e l’insegnamento universitario.

Nel 2004 la suddetta persona, che fino allora si era occupata di musica contemporanea, si è improvvisamente proposta - ottenendo inspiegabilmente una cattedra a contratto - come esperta del rapporto tra filosofia, musica e scienza, argomento sul quale non aveva pubblicato alcunché né tenuto conferenze. Il passo dalla musica novecentesca toscana alla filosofia della musica non è certo breve, in quanto necessita di approfondita preparazione multidisciplinare, soprattutto se il contesto è quello dell´insegnamento universitario. Brevissimo è stato invece il passo che ha portato all’istituzione di un master o corso di aggiornamento professionale (dall’a.a. 2006/2007) sui rapporti tra filosofia, musica e scienza (la cui organizzazione è stata ovviamente affidata alla persona di cui sopra), grazie al supporto della Facoltà di Medicina (della quale il summenzionato parente è stato e rimane uno degli esponenti più influenti), che quest’anno è addirittura riuscita a far ottenere al corso il riconoscimento di 25 crediti ECM (Educazione Continua alla Medicina).

Non oso neppure sfiorare l’argomento dell’importanza e della serietà con cui dovrebbe essere affrontato l’aggiornamento professionale in medicina, che invece vediamo, purtroppo, usato come pretesto per creare piccoli ‘tesoretti’ e bandire assegni da 3.500 euro mensili. Proseguendo in tale direzione, dovremo forse aspettarci un bando del Dipartimento di Filosofia per un posto di ricercatore o di professore in Epistemologia della musica o materia affine finanziato dalla Facoltà di Medicina? (Del resto, dopo il posto di Economia agraria e Estimo rurale bandito dalla stessa Facoltà di Medicina per il figlio del rettore Marinelli, non ci sarebbe da meravigliarsi).

Spesso leggiamo sui giornali lamentele - alcune della quali pienamente condivisibili - circa le cattedre a contratto affidate a titolo gratuito (ma in questo caso, dopo l’‘accesso’ a titolo gratuito - l’importante è mettere il piede! - grazie all’escamotage del ‘corso di aggiornamento’ ci è scappata di straforo anche la retribuzione: senza la fatica, che tanti si sono dovuti sobbarcare, del dottorato, dell’assegno post-doc, dei concorsi). Certo, per un insegnamento gratuito non si guarda tanto per il sottile. Occorre tuttavia tener presente che in alcuni settori disciplinari, quali quelli umanistici, possedere il titolo di ‘docente’ di una certa materia può rivestire un’importanza cruciale per la carriera accademica di uno studioso: non solo tale attività didattica viene valutata nell’ambito dei concorsi universitari, ma consente anche di presentarsi alla comunità scientifica nella veste di studioso meritevole di attenzione. Nella lunghissima attesa che oggi caratterizza l’ingresso nel mondo universitario, poter vantare una cattedra a contratto comporta spesso l’invito a tenere relazioni a convegni e a confrontare le proprie ricerche originali con altri studiosi, al fine di migliorare il proprio lavoro e, conseguentemente, anche il livello di insegnamento. A Firenze si assiste invece al processo inverso: all’assenza di una qualifica specifica per la disciplina insegnata corrisponde un crescente monopolio delle iniziative, a danno di studiosi capaci (i nomi sarebbero molti) che non vengono mai contattati (nonostante i loro lavori siano non di rado ‘depredati’) né possono ambire a quella che (purtroppo) oggi è diventata una posizione privilegiata.

Il mondo della politica concorda almeno su un punto: meritocrazia. Forse sarebbe il caso di cominciare proprio da un Dipartimenti di Filosofia, per lanciare un segnale contro baronie e nepotismi che danneggiano il livello dell’insegnamento (e, conseguentemente, anche la società) ostacolando coloro che con sacrificio, dedizione e rinunce economiche decidono di dedicarsi seriamente alla ricerca.

Mi sono rivolto al vostro sito nella speranza che studenti e famiglie siano informati su quanto da anni sta accadendo nel Dipartimento di Filosofia e possano così effettuare una ‘selezione’ dei docenti evitando certi corsi, anche se - per ovvie ragioni - molto più facili di altri: selezione che spetterebbe all’università, ma a cui questa sembra rinunciare sempre più spesso.

Confidando nella vostra comprensione, vi ringrazio dell’attenzione.

 Con i più cordiali saluti,

l.russo2009@libero.it