I PENTITI

 

Mi sono trovato, oggi pomeriggio, a passare da via Alfani. Era stracolma di studenti, soprattutto matricole, che andavano a controllare le date degli esami, perché tutti hanno ormai capito che del sito della Facoltà di Lettere non ci si può fidare appieno. Sono entrato nel chiostrino dei morti, perché ero curioso di scoprire che aria tirava. Ed ecco che all’improvviso mi sono apparsi quelli che ormai chiamo i miei misteriosi amici (anche se non ho mai scambiato con loro una sola parola), usciti come per incanto non dalla lampada di Aladino, ma dagli antichi fogli membranacei di un manoscritto del cardinal Cusano. Ancora una volta mi sono messo a origliare la loro conversazione.

Idiota: Caro amico, perché quella faccia tetra? Visti i risultati, dovresti fare salti di gioia!

Sapiens: Non posso. Sì, ho vinto, ma sono pentito, pentito, pentito…

Idiota: Così presto?!?

Sapiens: Ebbene sì…

Idiota: E io che ti pensavo esultante, dal momento che ti sapevo schierato dalla parte dei vincitori!

Sapiens: Vedi, caro amico, la memoria è corta e lunga allo stesso tempo. È corta perché coloro che pochi mesi fa si lamentavano della gestione fallimentare della Facoltà di Lettere - e mi ci metto anch’io, ahimè - si sono poi comportati come se avessero dimenticato tutto; ma è anche lunga, perché io non potrò mai perdonarmi d’aver tradito me stesso.

Idiota: Addirittura! Ma com’è che in quattro e quattr’otto hai cambiato idea così radicalmente?

Sapiens: Amico mio, l’umanità si divide in due: da una parte ci sono quelli che non vedono, dall’altra quelli che, pur vedendo, tacciono per non esporsi, per non avere noie, per evitare ritorsioni e diffamazioni.

Idiota: Per la verità, io credevo che tu facessi parte del gruppo di quelli che non vedono.

Sapiens: Ma no, vedevo, vedevo eccome! Però, ti confesso, mi è mancato il coraggio di schierarmi all’opposizione, di sfidare le conseguenze sgradevoli di una scelta di campo così impopolare. E ora, come giusta punizione per la mia ignavia, mi tocca vedere questo crescendo rossiniano di arroganza, scorrettezze e prepotenze.

Idiota: Davvero non ti facevo così pusillanime. Perché, se non eri convinto, hai segnato sulla scheda quel nome? Capisco l’amore per il quieto vivere, ma fino a questo punto…

Sapiens: Beh, c’è dell’altro. Mi sono state fatte grandi promesse.

Idiota: E che cosa ti è stato promesso?

Sapiens: Mi sono stati garantiti 60 posti di ricercatore e 90 scorrimenti nel giro di un anno.

Idiota: Ma vorrai scherzare! Persino io, nella mia sconfinata ignoranza, mi rendo conto che l’ateneo fiorentino non potrà certamente fare quello che ti è stato assicurato, perché col bilancio fallimentare che si ritrova non gli sarà consentito per i prossimi trent’anni almeno. E poi, da dove mai dovrebbero piovere tutti questi posti?

Sapiens: Eh, sai, sono stati promessi dall’alto…

Idiota: O che c’entra l’alto nelle elezioni per la presidenza di Lettere e Filosofia?

Sapiens: Ma sei proprio cretino! Lo sanno tutti che per favorire l’agognata rielezione ci sono stati pressanti interventi dall’alto. Anzi la paura di perdere era tanta che ha fatto galoppare fantasia e furbizie di bassa lega: per demonizzare e screditare l’avversario, è stata perfino inventata la figura del ‘provocatore’. Per di più si sono messe in giro, con propaganda capillare, promesse mirabolanti.

Idiota: E tu, così sapiente, hai creduto a quelle balle?!?

Sapiens: Di fronte a tanta auctoritas… Con quell’offerta così allettante… Dire di no mi sarebbe parso un suicidio accademico.

Idiota: E allora sta’ zitto, ti prego, abbi almeno il pudore di non lamentarti. Non voglio sentire più nulla. Chi è causa del suo mal pianga se stesso.

Ormai tutto era chiaro: avevo avuto il privilegio di assistere in diretta alla nascita del GP (gruppo pentiti). Era inutile ascoltare il seguito. E così, infreddolito e frastornato, sono entrato in un bar per prendere un caffè e tirarmi un po’ su. Ero talmente depresso che mi sarei messo a piangere…

 Firenze, 12 dicembre 2007.

                                                              Ireneo Galizia