PENTOLE E COPERCHI

 

A Genova ormai stanno diventando specialisti nello scoperchiamento delle pentole: sia quelle degli altri sia le proprie. Per quelle degli altri si veda, in questo sito, il link Plagi, che riporta un’istruttiva inchiesta del “Secolo XIX” sulle magagne dell’Università di Macerata: titoli concorsuali frutto di plagi, parentopoli ecc.; una ben documentata indagine nei bassifondi del mondo accademico a cui l’autore, Francesco Margiocco, ha dato un seguito non meno edificante (Prof, commissioni e concorsi facili, “Il Secolo XIX”, 13.04.08) che potete leggere qui di seguito. Ovviamente, come sempre quando si parla di eventi e personaggi discutibili, fa capolino anche l’Università di Firenze.

 

 

Fin qui le pentole di Macerata. Ma Genova guarda anche nelle sue, e qualche volta ci trova poltiglie disgustose. Sul “Secolo XIX” del 28.04.08 campeggia il titolo: Università, nei conti voragine da 40 milioni. L’articolo, firmato da Marco Menduni e Ferruccio Sansa, racconta di spese mai votate dal senato accademico e dal consiglio di amministrazione, di “somme finanziate dal governo, che, però, dovevano avere un’altra destinazione e per le quali sta per essere richiesta la restituzione” e di altri “pasticci”. Tutto nasce dalla segnalazione di presunte irregolarità contabili risalenti al periodo in cui rettore dell’ateneo genovese era Sandro Pontremoli. Il nuovo rettore, Gaetano Bignardi, si rivolge a uno studio legale, che stende una relazione e la presenta alla Corte dei Conti. Da tale analisi (definita “impietosa”) emerge una gestione dilettantesca, al limite del grottesco, e una situazione finanziaria drammatica al punto che qualcuno parla di commissariamento.

Ma almeno lì qualcosa è venuto fuori. Qual è in realtà la voragine fiorentina? Perché nessuno va a mettere il naso nei conti delle università toscane, tra le più disastrate d’Italia? Il caso è certo singolare. Ancor più imbarazzante, forse, il fatto che alcuni esponenti degli organi deputati al controllo siano in qualche modo dipendenti dell’amministrazione che varrebbe la pena sottoporre ad accertamenti. Così, per esempio, il magistrato della Corte dei Conti Paolo Crea figura tra i docenti della Scuola di Specializzazione per le professioni forensi della Facoltà di Giurisprudenza di Firenze (si veda http://www.giuris.unifi.it/upload/sub/SSPL2008/DocentiSecondoAnno0708.pdf).

Questo sul versante amministrativo: ma anche su quello giudiziario ci attende qualche sorpresa. Andate a rileggervi il nostro link Far West dove si dà notizia dell’archiviazione di un’inchiesta su fatti di malauniversità che vedevano pesantemente coinvolto l’ateneo fiorentino. Per anni, scrive il pm titolare dell’inchiesta, l’insegnamento universitario dell’economia agraria [materia di cui è titolare a Firenze il rettore Marinelli] ha conosciuto l’assoluto predominio di una scuola, definita anche “gruppo di potere” [al cui vertice, come tutti sanno, erano - e restano - saldamente insediati lo stesso Marinelli e Mario Prestamburgo, titolare di Economia agraria a Trieste, ex sottosegretario ulivista], che ha condizionato i concorsi e gli avanzamenti di carriera (“Gli scambi di favori sono divenuti regola. Si è creato un sistema che ha favorito figli, parenti e affiliati a detrimento dei più meritevoli, e che ha violato il principio costituzionale di imparzialità. Un sistema che paradossalmente potrebbe definirsi mafioso, ma che, a causa di un buco legislativo, non appare punibile sul piano penale”, scrive nel suo resoconto Franca Selvatici).

Scambi di favori, clientele, concorsi precotti. Ma nulla di penalmente rilevante. Queste le conclusioni cui è giunto il pm di Trieste Maurizio De Marco, che nel 2006 aveva ricevuto per competenza l’indagine aperta a Firenze sui condizionamenti dei concorsi universitari di economia agraria. Complimenti al “gruppo di potere” (“che potrebbe definirsi mafioso”).

A quanto pare, tra Firenze e Trieste c’è un traffico intenso. Transitano dall’una all’altra città non solo le indagini, ma anche i magistrati. Beniamino Deidda, procuratore generale a Trieste ed esponente di punta di magistratura democratica, insegna pure lui all’Università di Firenze, alla Scuola di Specializzazione sopra ricordata.