Mario Pirani e le mille università
(meno una)

Nell'articolo Le mille università dalle facili cattedre ("La Repubblica", 26.10.2006) Mario Pirani, pur riconoscendo qualche giustificazione allo sciopero degli atenei contro la Finanziaria, depreca - non a torto - l'ennesima riedizione del "vecchio copione che ha sempre visto le organizzazioni sindacali svegliarsi quando sono in gioco gli aspetti economici e le garanzie di carriera dei docenti e, per contro, acconciarsi comodamente di fronte alle devastazioni introdotte, sulla scia delle riforme di centrosinistra e di centrodestra, a scapito della qualità degli studi". E osserva che chi ora denuncia il "killeraggio contro l'università e la ricerca" per le previste riduzioni dell'adeguamento automatico degli stipendi all'incremento dell'inflazione, nonché per il taglio del 20% delle cosiddette spese intermedie (energia, manutenzione, ecc.), non ha mai mosso un dito, in passato, "di fronte alla dissennata proliferazione degli atenei, passati negli ultimi sette anni da 41 ad 80, e all'altrettanto improvvida, continua, apertura di sedi periferiche".

Continua Pirani:

Si è in tal modo permessa una moltiplicazione perversa, speculare a un abbassamento del livello degli studi, la cosiddetta 'liceizzazione', con rispetto parlando dei vecchi ed ottimi licei di gentiliana memoria. Oltre allo spreco e dispersione degli investimenti si è assistito, propiziata dall'insana teoria della scuola come azienda, alla nascita a getto continuo di università private, peraltro quasi sempre riconosciute dal ministero e spesso sovvenzionate dal pubblico erario e dagli enti locali. Di questo passo si arriverà ad un ateneo o a una sua succursale per ogni provincia, vedi, ad esempio, la Sicilia dove troviamo ormai una sede universitaria, oltre che a Palermo, Catania e Messina, anche a Trapani, Modica, Taormina, Ragusa, Siracusa, Caltagirone e, da ultimo, Enna. O in Calabria, dove, a fronte di due milioni di abitanti, oltre a quella di Arcavacata che doveva essere l'unica, ne sono sorte due a Reggio (una pubblica e una privata per stranieri), una a Catanzaro e recentemente una a Villa San Giovanni, il cui fondatore, nominato rettore per acclamazione, l'ha intitolata al suo omonimo nonno, Francesco Ranieri […].

Infine si possono leggere recenti annunci pubblicitari della Università della Sibaritide a Rossano (Cosenza), che fa capo telematicamente alla S. Pio V di Roma (da non confondere con quella dei Legionari di Cristo), assieme alle altre succursali di Benevento, Foggia, Napoli, Agropoli, Catania, Brescia, cui si aggiungeranno presto Cosenza e Palmi. Tra le new entry merita una citazione l'università on-line Guglielmo Marconi il cui patron è l'ex sottosegretario alla Funzione pubblica, Learco Saporito (An), che ha ottenuto la cattedra di diritto pubblico a 68 anni, vantando presumibilmente, come 'crediti' per la tardiva vocazione, la frequentazione del Transatlantico più che le aule della Sapienza.

Ma non è il solo personaggio proveniente dai retrobottega della politica ad andare in cattedra presso qualche università di fresca apparizione: quella di Enna, ad esempio, ha incoronato professore associato di diritto pubblico l'ex giornalista dell'"Avanti!" e oggi consulente di Fabrizio Cicchitto, Ciro Sbailò. Figura di spicco della commissione esaminatrice era Salvo Andò, ex ministro della Difesa (Psi), nominato a sua volta rettore della suddetta Università, nonché coautore, con il succitato Sbailò, del testo che doveva assicurargli la docenza, dal profetico titolo, Oltre la tolleranza (ed. Marco Valerio, 2004). Per equanime pluralismo il concorso di professore ordinario di diritto amministrativo è stato vinto da un candidato, Fabio Cintoli, il quale pur non essendo mai stato né dottorando né ricercatore, aveva però ricoperto l'incarico di capo di gabinetto dell'ex presidente del Senato, Marcello Pera […].

Nella proliferazione patologica delle università una menzione speciale spetta, infine, a quella creata da Tremonti quando era titolare dell'Economia, che per decreto trasformò l'ex Scuola centrale tributaria in Scuola superiore dell'economia e delle finanze, "istituzione di alta cultura, con compiti di formazione universitaria, alle dipendenze del ministro", cui spetta la nomina degli organi accademici (rettore, prorettore, presidi di facoltà). Il personale docente è inserito a pieno titolo nei ruoli universitari. A suo tempo la Conferenza dei Rettori protestò invano per "il vulnus all'intero sistema universitario italiano ... che potrebbe portare facilmente a tante diverse istituzioni di tipo universitario quanti i diversi ministeri". Sarebbe forse il caso di un rapido decreto abrogativo di Padoa-Schioppa, prima che l'appetito di qualche suo collega venga sollecitato da questa possibilità […].

Da ultimo, peraltro, qualche felice intoppo alla devastazione delle università italiane è sopravvenuto con l'ascesa a ministro di Fabio Mussi, il quale, dopo aver denunciato "il casino degli atenei", tra i suoi primi atti ha cancellato il riconoscimento pubblico alla "Ranieri" e a cinque atenei telematici, nonché imposto il limite di 60 ai crediti regalati all'atto dell'iscrizione 'convenzionata'. Resta da chiedersi perché non li ha ridotti a proporzioni minime, con accertamenti davvero severi e selettivi sui crediti residuali concessi. Se la sua cautela è stata ispirata dall'opportunità di non dispiacere troppo ai sindacati anche il giudizio positivo sul suo avvìo ministeriale va, quanto meno, dimezzato.

Come si vede, ce n'è per tutti: per Tremonti e per Pera, per le università rurali (temo ormai che la mia scherzosa citazione dell'ateneo di Perdasdefogu [L'eccellenza sono ME] sia, più che una battuta, una profezia) e per i neodocenti indecenti, per i sindacati e per la "Ranieri": anche se, dopo la cancellazione del riconoscimento pubblico, prendersela con quest'aborto d'università mi sembra peggio che sparare sulla Croce Rossa. Qualche frecciatina sfiora persino il ministro Mussi (che ha risposto su "La Repubblica" del 27.10.2006, garantendo lo stop alla proliferazione selvaggia degli atenei e una più attenta valutazione, fermo restando il massimo di 60, dei crediti concessi alla cosiddetta 'esperienza'). Ma sul SUM, nuovo Centro sedicente 'd'eccellenza' e 'd'alta formazione', silenzio totale ( nonostante la fiduciosa aspettativa degli aderenti all'ANDU - Associazione Nazionale Docenti Universitari -, che nel sito

(http://www.mail-archive.com/newbrainframes@inventati.org/msg00235.html)

si dichiaravano certi che "Repubblica" e "Unità", oltre che dell'IMT di Lucca, si sarebbero occupati presto anche del SUM. Tale ingenuo ottimismo è stato, come si vede, clamorosamente smentito).

Pirani ne ignora forse l'esistenza, a dispetto dell'inaugurazione degna di un'intronizzazione pontificia, della grancassa pubblicitaria, degli opuscoli in carta patinata distribuiti in migliaia di copie? In tal caso gli suggerisco di documentarsi sul testo inviato al nostro sito da ireneo.galizia@libero.it (Il SUM, questo sconosciuto).

Oppure lo conosce, ma lo ritiene la quintessenza dell'academical correctness, un modello di rigore e di trasparenza tale da meritare pienamente i cospicui finanziamenti ministeriali che gli sono stati elargiti? Allora gli consiglio di dare una sbirciatina al sopra citato L'eccellenza sono ME. Qualche maligno osserverà che, guarda caso!, il dominus del SUM, Aldo Schiavone, è una firma storica e, dicono, prestigiosa di "Repubblica". Non raccolgo l'insinuazione: però, prima di additare alla pubblica esecrazione le travi dell'occhio altrui, bisognerebbe ripulire il proprio da cispe, bruscoli e pagliuzze. Ammesso che di pagliuzze si tratti, per quanto riguarda i corpi estranei nell'occhio del SUM. A me parrebbero piuttosto dei robusti travicelli; ma su questo non voglio insistere, caro Pirani: sa com'è, sono un po' miope …