MALAUNIVERSITÀ-EXPORT

 

Chi riteneva la Svizzera un’isola felice, immune da nepotismo, corruzione, baronie e simili càncheri avrà di che ricredersi. Il blog ticinese

http://isi-unisi.blogspot.com

denuncia con linguaggio esplicito le magagne italo-elvetiche. Vi offriamo qualche estratto illuminante:

«Illusi dall’Usi [Università della Svizzera italiana]. All’università ticinese proliferano intrallazzi e clientelismo» (articolo di Igor Staeheli sull’«Inchiesta»); «ISI [Istituto di Studi Italiani]: una vergogna per le Università svizzere». Ha scritto sul «Caffè» Corrado Galimberti (22.06.2008):

Parlare dell’italico malvezzo della raccomandazione forse è un po’ come sparare sulla Croce rossa. Ma quando un blog [...] spara ad alzo zero denunciando le malefatte di alcuni baroni universitari del Bel Paese, a Lugano, c’è di che drizzare le orecchie.

Si va dai docenti di "chiara fama" con amanti-insegnanti al seguito, agli amici degli amici che vincono concorsi farsa, da docenti e assistenti che provengono tutti dalle regioni del direttore (Piemonte) o del vice direttore (Lazio) a posti pensati apposta per essere assegnati ai soliti raccomandati.

Un po’ troppo informato per essere lo sfogo di qualche studente in arretrato con gli esami, il blog è stato presumibilmente messo a punto da un docente, che accusa pure le autorità luganesi di dormire sugli allori e di non intervenire per porre fine alla diffusione dell’andazzo stile "lei non sa chi sono io". Nel giugno dello scorso anno si erano già occupati dei baroni universitari italiani su suolo ticinese anche i visitatori del forum di Rai 3, scrivendo che "l’Istituto di studi italiani dell’Università della Svizzera italiana, con sede a Lugano, è nato nel marzo 2007; da allora ha suscitato un coro di polemiche in ambito accademico. Lo scandalo andrebbe però denunciato in maniera più decisa, a livello pubblico".

A chi volesse saperne di più consigliamo la lettura del pezzo seguente, reperibile sullo stesso blog; per carità di patria abbiamo sostituito le vere generalità con un nome di fantasia (in rosso come quello, altrettanto fittizio, che troverete sotto).

Si chiama "Istituto di Studi Italiani" ed effettivamente, frequentandolo (fa parte della Facoltà di Scienze della Comunicazione dell'Università della Svizzera Italiana, con sede a Lugano), si può studiare il malcostume tipico della casta dei baroni italiani. Con l'arrivo nella cittadina sul Ceresio dei professori italiani "di chiara fama" mafiosa, ecco approdare anche la mala-università, quella che si alimenta di carriere improbabili. Basta consultare l'elenco di chi insegna presso l'Istituto per scoprire, ad esempio, come a ricoprire il ruolo di docente di Letteratura italiana medievale e umanistica vi sia la giovane amante - non italiana - di quel professore, con cui condivide tra l'altro anche il corso, che già a Roma, esibendosi in uno spettacolo ridicolo, aveva ottenuto una sistemazione universitaria per la sua signorina. Ci si chiede allora: mai possibile che si debba ricorrere a una simile docente, evidentemente impreparata e non all'altezza del suo ruolo, e che in Svizzera non vi sia nessuno, magari meno disposto a compromessi promiscui, che sappia insegnare ai giovani del Master luganese Letteratura medievale e umanistica?

Sempre nello stesso elenco, possibile che non desti sospetti il fatto che la maggior parte del personale docente, quando non è legato "intimamente" alla cupola, sia comunque "nato a Torino", "nato in provincia di Torino", vantando nel proprio CV di essere "allievo di Carolino Verbania"?

Due sono stati sino ad oggi i concorsi pubblici, entrambi "anomali". Si tratta di una situazione imbarazzante, perché è palese che i docenti chiamati ad insegnare (?) sono stati allevati nel feudo torinese del Direttore, o in quello romano del suo vice e dell'altro noto filologo stipendiato dall'USI: una situazione che è sotto gli occhi di tutti, che è nota, che in parte è stata denunciata da alcuni docenti presso altri atenei svizzeri, scandalizzati dal fatto che nessuno, a Lugano, pare voglia contrastare lo strapotere di questi loschi personaggi. Nessuno, nel Cantone, a livello politico pare allarmato dagli effetti che una simile degenerazione può produrre sulla crescita e la formazione dei giovani studenti. Piuttosto che orientare le nuove generazioni nella direzione dell’impegno, della trasparenza e della correttezza, questa stortura finirà per provocare da un lato rassegnazione o acquiescenza, dall’altro emulazione o reazioni scomposte. L’Università della Svizzera Italiana rischia, in tal modo, di abdicare al proprio ruolo di guida morale e civile e di punto di riferimento per la costruzione del futuro.

Ahimè, mal comune, poco gaudio! Però ci consola il fatto che luminari delle patrie lettere come Radu Persiceto e Carolino Verbania - nel difficile momento in cui trasmissioni televisive, organi di stampa e siti web si accaniscono contro gli abusi, gli sperperi e il marciume dell’università italiana - tengano così alto il prestigio dell’accademia de noantri nella vicina Confederazione.