Il gioco delle tre carte

 

 Sulla questione del diritto di voto ai ricercatori a tempo determinato non spenderò molte parole. Preferisco lasciare spazio ai documenti, per dimostrare fino a che punto siano giunti, nell’ateneo fiorentino, l’arbitrio e il dispregio delle corrette procedure.

Cominciamo dal Bollettino Ufficiale dell’Università di Firenze, a. VI, n. 10 (ottobre 2007), dov’è pubblicato il Decreto rettorale del 19.09.2007, n. 732 (prot. 53910). L’art. 2 recita:

All’elezione del personale tecnico-amministrativo nel Consiglio di Amministrazione hanno diritto al voto: il personale tecnico amministrativo, i dirigenti e i collaboratori ed esperti linguistici con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato nonché i ricercatori a tempo determinato: è eleggibile il personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

Poco dopo, sul sito www.unifi.it compare, tra le notizie d’Ateneo, un link dedicato alle Elezioni rappresentanti docenti e personale tecnico e amministrativo nel Consiglio d’amministrazione, Senato accademico e Comitato pari opportunità - 25 ottobre 2007 che contiene anche il “decreto d’indizione”. Solo che, cliccando sul “decreto d’indizione”, si scopre un decreto che ha sì lo stesso numero di protocollo di quello pubblicato sul Bollettino Ufficiale dell’Università di Firenze - prot. 53910 (732) -, ma il cui testo è in parte diverso:

 All’elezione del personale tecnico-amministrativo nel Consiglio di Amministrazione hanno diritto al voto: il personale tecnico amministrativo, i dirigenti e i collaboratori ed esperti linguistici con contratto a tempo indeterminato e a tempo determinato (1); è eleggibile il personale con contratto di lavoro a tempo indeterminato.

 (1)   Così modificato dal D.R. n. 59850 (814) del 12 ottobre 2007.

 

Come si vede, l’espressione “nonché i ricercatori a tempo determinato è stata soppressa. La nota (1) fa riferimento ad altro D.R., di cui a tutt’oggi non è noto il testo, che evidentemente ha introdotto una modifica nella composizione del corpo elettorale escludendo i ricercatori a tempo determinato dall’esercizio dell’elettorato attivo per l’elezione del Consiglio d’Amministrazione del 25 ottobre 2007. La stessa modifica riguarda anche l’elettorato del Comitato per le Pari Opportunità.

Due osservazioni s’impongono. La prima concerne il fatto, davvero singolare, che il D.R. modificato abbia mantenuto lo stesso numero di protocollo del precedente, mentre a rigor di logica si sarebbe dovuto emanare un nuovo decreto in sostituzione del D.R. n. 732 (prot. 53910) prima versione. La seconda riguarda invece l’imperscrutabile volubilità delle norme sulla composizione del corpo elettorale, visto che la categoria dei ricercatori a tempo determinato era stata ammessa, nel giugno 2006, a votare per l’elezione del rettore.

Si veda il Decreto n. 204, prot. 12334, firmato dal decano prof. Paolo Grossi, pubblicato sul Bollettino Ufficiale dell’Università di Firenze, a. V, Supplemento al n. 3 (marzo 2006), avente per oggetto Elezione del Rettore dell’Università degli Studi di Firenze per il triennio 2006-2009. L’articolo 3 recita testualmente:

 Hanno diritto al voto:

a)     i professori di ruolo e fuori ruolo in servizio presso l’Università degli Studi di Firenze;

b)     i ricercatori in servizio presso l’Università degli Studi di Firenze;

c)      il personale tecnico-amministrativo, gli esperti linguistici, i dirigenti e i ricercatori a tempo determinato, in servizio presso l’Università degli Studi di Firenze, i cui voti saranno computati nella misura del 10% di quelli espressi per ciascun candidato, arrotondati per eccesso;

d)     i rappresentanti degli studenti nel Consiglio di amministrazione, nel Senato Accademico e nei Consigli di Facoltà.

 

La questione dell’inclusione dei ricercatori a tempo determinato nel corpo elettorale non può esser considerata discrezionale. Sul sito www.ateneofuturo.it il problema è stato affrontato più volte, e lì si è sempre sostenuta la tesi dell’illegittimità di tale voto (vedi i link: 1. I ricercatori a tempo determinato e gli esperti linguistici devono votare o no per le cariche accademiche di Rettore e di Preside?; 2. Statuto ed elezioni rettorali; 3. Voto e tempo determinato), per il semplice motivo che la categoria dei ricercatori a tempo determinato non è contemplata dal vigente statuto. È del tutto evidente (anche ai profani in materia di diritto) che per ammettere al voto i ricercatori a tempo determinato equiparandoli al personale tecnico-amministrativo sarebbe stata necessaria una modifica ad hoc dello statuto.

A quanto pare, la nostra tesi è ora condivisa dagli organi direttivi dell’università, anche se, per eliminare l’illegittimità patente, si è scelta una soluzione pasticciata, in perfetta sintonia col pressappochismo, il dilettantismo e l’inclinazione al compromesso di bassa lega che caratterizza la gestione del nostro sgangherato ateneo.

Resta un dubbio atroce. Alla data del dicembre 2005, secondo il documento I Ricercatori a Tempo Determinato dell’Università di Firenze: problemi e prospettive, a cura del Coordinamento Informale di Ateneo dei Ricercatori a Tempo Determinato, la categoria in questione era composta da 102 unità, corrispondenti a 10,2 voti, che salgono a 11 con l’arrotondamento per eccesso stabilito dal decreto sopra citato.

Ricordando che la seconda votazione  del 21 giugno 2006 vide l’attuale Rettore prevalere per un misero 0,2, non possiamo fare a meno di sottolineare, oltre alla discutibile procedura con cui si è ritenuto di sanare una situazione di manifesta illegittimità, le pesanti ombre che gravano, a nostro avviso, sulla regolarità dell’elezione di Marinelli.

 

Firenze, 26 ottobre 2007