VERGOGNA

 

 

Da quanti mesi questo sito denuncia il degrado intollerabile della facoltà di Lettere? Da quanti mesi i preannunciati interventi di recupero dell’area, le commissioni prefettizie, il tanto strombazzato impegno per il risanamento svaniscono nel nulla? Parole, parole, nient'altro che parole al vento.

 

Ma ora, purtroppo, c’è scappato il morto, un giovane tossicodipendente trovato cadavere nel cortile antistante la facoltà. Overdose all’ingresso di Lettere, titola “ La Repubblica ” di sabato 24 marzo 2007. E sul “Giornale della Toscana” del giorno successivo, il titolo a tutta pagina Facoltà di Lettere, nuovo cancello entro l’estate sovrasta la foto agghiacciante che qui riproduciamo, con quel muro imbrattato dalla scritta “Il degrado è divertente” a fare da lugubre quinta a una scena che mai avremmo voluto vedere.

 

Nell’intervista a Marco Gemelli del “Giornale”, la preside Franca Pecchioli minimizza: “Il problema non riguarda tanto la facoltà di Lettere, quanto il centro storico della città”; e aggiunge: “quando muore un ragazzo è sempre una cosa spiacevole [sic!], ma il problema del degrado concerne l’intero contesto urbano delle grandi città”.

 

No, cara preside, le cose non stanno esattamente così. Che si muoia di droga davanti alla facoltà di Lettere non è un caso. Lo dice chiaramente la testimonianza, raccolta dal cronista sopra citato, di un giovane che abita in un palazzo di piazza Brunelleschi: “In questa zona della piazza si vedono le cose più strane, a ogni ora del giorno. Drogati, sbandati, ubriachi, senzatetto e spacciatori entravano e uscivano dalla facoltà, e chiudere il cancello ha significato solo fermarli all’altezza del parcheggio”.

 

Tutto vero. Per troppo tempo si è tollerato che Lettere diventasse un ricettacolo di fricchettoni e di squilibrati, nonché una comoda succursale dei centri sociali; che barboni e punkabbestia si accampassero nel cortile (per un certo periodo comparvero persino le canadesi); sono decenni che i gabinetti vengono utilizzati dai drogati per bucarsi, come ben sa chi ha trovato, con comprensibile raccapriccio, siringhe conficcate nelle porte e laghi di sangue accanto ai lavandini; si è sempre chiuso un occhio (più spesso tutti e due) sui furti quotidiani di oggetti personali e di libri, sullo spaccio e sul consumo di stupefacenti in facoltà e nel cortile antistante.

 

Se le autorità preposte all’ordine pubblico si dichiaravano impotenti sostenendo l’inutilità dell’intervento (tutti gli spacciatori hanno con sé, di volta in volta, solo la modica quantità che consente di evitare l’arresto con la scusa dell’‘uso personale’), perché non hanno provveduto i rettori a intensificare la sorveglianza, a reclutare vigilantes, a sensibilizzare i pubblici amministratori, a chiedere, che so, rinforzi al Corpo di Polizia Municipale?

 

Ma no, non si poteva: per i vigilantes mancavano i fondi. Però di fondi se ne sono sono poi trovati e sperperati a bizzeffe per finanziare, proprio qui a Firenze dove più ci sarebbe stato bisogno d'investire nel risanamento, quel SUM - Istituto di alta formazione per gli studi umanistici - che, forte di una grancassa pubblicitaria senza precedenti, va promettendo mari e monti: di forgiare la classe dirigente di domani, di scoprire la più profonda identità italiana facendosela spiegare dai nostri connazionali che insegnano o fanno ricerca negli Stati Uniti, e via sproloquiando per far colpo sui gonzi (ma i connazionali docenti in America, che gonzi non sono affatto, hanno manifestato via mail il loro apprezzamento per le dure critiche del nostro sito - vedi Tu vo' fà l'americano -, dove il nulla fritto pomposamente proposto al mercato mediatico è stato subito smascherato e seppellito nel ridicolo). 

 

Tutto questo senza un libro; senza una biblioteca degna di tale nome: il che significa che i dottorandi di quell’ente inutile devono cercarsi i testi nelle biblioteche di facoltà e nei dipartimenti, uscire dalle stanze ovattate e tirate a lucido di Palazzo Strozzi per trasferirsi nella desolazione di Lettere, dove però i loro eccellenti tutori si guardano bene dal metter piede. Ancorché benemerita erogatrice dei servizi indispensabili, la scalcagnata facoltà di Lettere è stata abbandonata a se stessa, mentre sulla mignatta SUM sono piovuti milioni e milioni di euro.

 

Come li spendono? Lo vediamo: siamo tutti inondati d’inviti, stampati su cartoncini di raffinata eleganza, a conferenze di scarso interesse e a incontri coi potenti del momento (si sono succeduti, nell’ordine, Fausto Bertinotti, Oliviero Diliberto, Cesare Salvi, vale a dire il fior fiore della ricerca scientifica internazionale); in più si reclutano per Palazzo Strozzi docenti che autocertificano la propria straordinaria bravura e, senza la minima competenza, garantiscono quella degli amici. E che cosa fa di tanto speciale al SUM questa (presunta) crème de la crème accademica, forse un tantino irrancidita? Segue le tesi dei dottorandi. Ossia si dedica in esclusiva a quello che la maggior parte degli altri docenti fa, rigorosamente gratis, in aggiunta ai normali impegni didattici.

 

Anni d’indifferenza, di demagogia, di pusillanimità, di clientelismo stolto e cieco hanno fatto precipitare Lettere nell’attuale situazione. Ora, anche sull’onda emotiva dell’ultimo, tragico evento, ci si affretta a promettere cancelli nuovi di zecca (non ci si poteva pensare prima di arrivare a questo punto?), riqualificazione urbanistica e un Tir carico di pannicelli caldi. Si cerca disperatamente di chiudere la stalla quando i buoi sono scappati, e con loro il buon nome di una facoltà che è stata, in tempi ormai lontani, tra le più prestigiose d’Italia. Per chi in questi anni sapeva e non ha mosso un dito, per chi, invece di denunciare l’emergenza in tutte le sedi competenti onde affrontarla con mezzi adeguati, ha preferito prima far finta di niente e poi flirtare coi ben ammanicati - e ben alloggiati - furbetti del nuovo ateneino placcato oro, non c’è che una parola: vergogna!